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IL MONDO DEGLI ADOLESCENTI
08 Apr 2013 19:12
Lo sguardo fisso verso il soffitto, le loro menti altrove, molti studenti non hanno interesse per quello che si dice in classe. Comunque, la scuola è il posto preferito di socializzazione per gli adolescenti, un posto dove si sentono a proprio agio e dove sono facilmente controllati.
Sebbene gli studenti dicano di essere annoiati – con il tasso più alto in Germania 67%, in Grecia e in Spagna 66% – la stragrande maggioranza afferma che la scuola è il posto dove possono fare amicizia più facilmente 82%, dove si sentono a casa 75% e dove gli altri studenti appaiono simpatici 77%. Soltanto il 14% si trova male e il 10% dice di sentirsi solo.
Le scuole devono sapere come interessare gli studenti sul mondo intorno a loro. Occorre incoraggiare le competenze che possano aiutarli a esprimere il loro potenziale come futuri cittadini includendo uno spirito critico, l’autonomia, l’abilità di organizzare progetti e comunicare.
La ripetizione produce noia. I giovani hanno sete per vivere, ma non possiamo dare lo stesso liquido a ognuno. È la sete quella che conta. Il loro profilo, corrisponde a una scuola che non esiste più da tempo. Gli stessi programmi, le stesse normative scolastiche. Le stesse cose di sempre.
La violenza è una delle conseguenze di questo abisso di incomprensione. È anche un sintomo del malessere generale nella scuola secondaria. Mancando un senso di direzione, i giovani riversano la loro frustrazione nella scuola come uno dei simboli dell’autorità. La scortesia, le imprecazioni verso gli insegnanti, gli attacchi, estorsioni – la lista è lunga. Le scuole concentrano ogni tipo di violenza sociale.
L’abdicazione di responsabilità dei genitori, la disponibilità delle armi da fuoco, la violenza dei media, la crisi economica e il declino del numero degli operatori sociali incrementa la violenza.
Un tema così delicato può essere affrontato esclusivamente se il mondo degli adulti, con umiltà e coscienza, dimostra la disponibilità a avvicinare e comprendere quella vera e propria galassia esistenziale rappresentata dallo spazio tra il ragazzo e i grandi, non definibile nel tempo e nella qualità, definito adolescenza.
Il tentativo di seria comprensione dei contenuti di tale spazio sarà sempre più difficile e complesso se la nostra società non abbandonerà l’ottica culturale adultocentrica che non le consente di guardare i suoi ragazzi come soggetti titolari di diritti personalissimi.
Il più rilevante è il diritto alla crescita e alla individuazione della propria identità che dovrebbe corrispondere, da parte dell’adulto, al riconoscimento naturale e al rispetto di ogni comportamento legato alla fisiologia dell’adolescente, primo tra tutti l’agire trasgressivo, la messa in discussione di regole educative e sociali che, nella grande maggioranza dei casi caratterizza un periodo transitorio, mai assimilabile alla cosiddetta devianza.
La naturale fragilità dovuta alla scoperta della propria trasformazione fisica e psicologica, la naturale necessità di autonomia rispetto ai genitori e il confronto con mondi esterni ai quali deve dimostrare di non essere più un bambino, di avere una riconosciuta identità, creano crisi, conflitti e difficoltà relazionali.
Immaturità e disagio appartengono alla fisiologia dell’adolescenza, sono condizioni indispensabili di crescita, alla condizione, assolutamente necessaria, che gli adulti di riferimento accompagnino con amore l’intero passaggio.
Lo spaesamento e il malessere nel dover affrontare la transizione dal contesto familiare protetto a un habitat esterno non prevedibile, ma per ciò affascinante, sconosciuto ma immaginato come luogo di conquista, come luogo di affermazione, finalmente, del proprio essere unico e riconoscibile, creano , se non affiancati da una costante e affettiva capacità di ascolto del mondo adulto, serie, a volte gravi, situazioni di rischio.
Capacità di ascolto significa semplicemente conoscenza e sensibilità educativa nell’avvertire le fondamentali esigenze del minore mentre affronta la fase più delicata della sua vita, significa accompagnare all’autonomia accettando l’autonomia.
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