Modica ha un “quasi stadio” da venticinque anni

Modica ha un “quasi stadio” da venticinque anni

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Risultato immeritato a parte, la partita di domenica scorsa contro la Reggina è stata un autentico successo per il Modica Calcio. I complimenti arrivati dalla blasonata società d’oltre Stretto e dei suoi tifosi hanno confermato che il ritorno in Serie D dei rossoblù è stato ampiamente meritato, ben oltre i meriti sui campi di gioco: società di alto livello professionale, staff tecnico e atleti all’altezza, tifosi che meritano questo e altro.
Ma c’è un’immagine che rischia di sfocare tutto quanto e riguarda lo stadio. A circa venticinque anni dalla sua prima inaugurazione, il “Pietro Scollo” non è uno stadio all’altezza di quanto appena detto. C’è una foto che dice molto: i due telecronisti di ReggioTV che hanno realizzato la diretta in un angolo di una delle rampe di accesso alla tribuna A. Manca una tribuna stampa. Anzi, non c’è mai stata, neanche quando il Modica, più di vent’anni fa, giocava in C2.
La nuova sala stampa inaugurata nei giorni scorsi è altra cosa. Bella, funzionale, utile per le conferenze e per le interviste del dopo gara. Ma chi deve seguire novanta minuti di partita, prendere appunti, lavorare al computer oppure assicurare una radiocronaca o una telecronaca ha bisogno di una postazione in tribuna. Pare che domenica gli operatori dell’informazione fossero una quarantina e le immagini mostrano sistemazioni decisamente di fortuna. Non per responsabilità del Modica Calcio, va precisato: ReggioTV ha anzi pubblicamente ringraziato la società rossoblù per la disponibilità e la professionalità con cui ha cercato di mettere tutti nelle migliori condizioni possibili. Il problema è strutturale e lo stadio è del Comune.

E non c’è soltanto la tribuna stampa

Prendiamo le tribune B e C. La B è ancora priva della copertura che molti anni fa il forte vento portò via. La C, invece, domenica è stata finalmente utilizzata dopo oltre vent’anni dalla costruzione. La stessa sindaca Maria Monisteri l’ha definita nei giorni scorsi un settore rimasto per quattro lustri un “monumento all’inutilità e allo spreco”. La Commissione di pubblico spettacolo ne ha dato l’agibilità soltanto il 10 settembre.
Ma anche l’apertura della tribuna C racconta qualcosa della storia tormentata dello Scollo. Per decenni uno dei problemi è stato quello degli accessi e della separazione delle tifoserie. Per arrivare al risultato è stata necessaria anche la disponibilità di un privato e la sistemazione di percorsi dedicati alla tifoseria ospite. Le stesse indicazioni fornite ai sostenitori della Reggina prevedevano un percorso separato verso l’area di parcheggio accanto all’impianto. E domenica una parte del settore è rimasta inutilizzata proprio per mantenere una fascia di separazione tra le tifoserie. Una domanda viene spontanea: possibile che accessi, vie di fuga, parcheggi e separazione fra sostenitori locali e ospiti non fossero stati risolti quando quella tribuna venne progettata e costruita?
C’è poi un dettaglio molto più semplice da comprendere. La B e la C sono scoperte. Nel 2026, se durante una partita piove, gli spettatori di entrambi i settori devono aprire l’ombrello. Per la copertura della tribuna B bisognerà aspettare ancora: proprio poche settimane fa è stato annunciato un nuovo intervento da 2 milioni di euro attraverso i fondi Fua, destinato a completare ciò che era rimasto fuori dal Pnrr, cominciando appunto dalla copertura.
Poi ci sono i fari. Sono tornati ad accendersi poche settimane fa, dopo altri interventi. Ma accendersi non significa poter ospitare una partita ufficiale in notturna: allo stato attuale l’impianto non ha ancora i requisiti necessari per disputare di sera gare di Serie D e della relativa Coppa Italia. Ancora un “quasi”: lo stadio è illuminato, ma non abbastanza per fare tutto ciò che uno stadio di Serie D dovrebbe poter fare.
Eppure negli ultimi anni sul Pietro Scollo sono state investite risorse importanti. Nel prospetto regionale relativo agli interventi sul territorio compaiono due progetti Pnrr: 2 milioni 155 mila euro per il completamento dell’impianto e 1 milione 115 mila per la rigenerazione, con indicati anche cofinanziamenti comunali rispettivamente di 507.446 e 262.553 euro. Complessivamente i due quadri progettuali ammontano a 3,27 milioni di euro, ai quali si aggiungono ora i nuovi 2 milioni programmati con la Fua.
Quella recente è soltanto l’ultima parte di una storia molto più lunga. Nel 2012, durante la presidenza di Piero Cundari, il terreno di gioco fu trasformato in terra battuta nell’ambito degli interventi avviati dalla società dopo la convenzione con il Comune. Poi sono arrivati altri lavori, altre necessità, altre chiusure. Per diversi anni il Modica è tornato a giocare al “Vincenzo Barone”, mentre lo “Scollo” attendeva una nuova riqualificazione. Soltanto il primo novembre 2025 l’impianto rinnovato è stato ufficialmente riconsegnato alla città e il Modica vi è tornato stabilmente. Va riconosciuto che negli ultimi anni molto è stato fatto. Il terreno di gioco è rinato, gli spogliatoi e numerose strutture sono stati riqualificati, la pista di atletica leggera è finalmente vera, lo stadio è tornato a ospitare il Modica e finalmente anche la curva è stata aperta. Sarebbe sbagliato ignorarlo. Ma proprio la quantità di denaro investita e il tempo trascorso rendono legittima la domanda opposta: perché ancora oggi servono altri milioni per completarlo? A venticinque anni dall’apertura ufficiale, il Pietro Scollo rimane lo stadio del “quasi”. Quasi completo, quasi moderno, quasi pronto per tutto. Il Modica, invece, in Serie D ci è arrivato davvero. E adesso meriterebbe che anche il suo stadio facesse finalmente lo stesso salto di categoria.

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