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L’Etna blocca Catania, per volare a Vienna si parte da Salerno: la “Pechino Express” di un siracusano in vacanza
12 Ago 2026 10:33
L’Etna erutta, Catania chiude e il viaggio di vacanza verso Vienna si trasforma in una piccola epopea siciliana. In questi giorni l’aeroporto di Fontanarossa è alle prese con pesanti disagi provocati dalla cenere vulcanica: lo scalo è stato chiuso più volte e, nella giornata di martedì, la sospensione dei voli è stata prorogata fino alle 18 di mercoledì 12 agosto. Una situazione che ha coinvolto migliaia di passeggeri nel pieno della stagione turistica.
E c’è chi, davanti alla cancellazione del proprio volo, ha deciso di prendere la situazione con filosofia. O, più precisamente, con una buona dose di ironia siciliana.
È il caso di Salvatore Russo, che avrebbe dovuto prendere un volo da Catania a Vienna. Ma l’Etna, evidentemente, aveva altri programmi.
«L’Etna non mi ha fatto partire da Catania. Ma non aveva fatto i conti con la Sicilia», racconta Russo, trasformando quella che poteva essere una semplice disavventura aeroportuale in un itinerario degno di una gara televisiva.
La compagnia gli ha comunicato la cancellazione del volo, proponendo il rimborso oppure la possibilità di partire da un altro aeroporto, Salerno. Ed è qui che comincia l’avventura.
Prima in treno Siracusa-Catania, poi, sempre in treno, Catania-Messina, quindi lo Stretto fino a Villa San Giovanni. Da lì, ancora viaggio verso Salerno, una notte di pernotto in città, trasferimento in aeroporto e, finalmente, il volo Salerno-Vienna.
In pratica, per prendere un aereo dalla Sicilia verso l’Austria, Russo ha dovuto attraversare la Sicilia, attraversare lo Stretto, percorrere la Calabria e arrivare in Campania.
«Per prendere un aereo ho attraversato due regioni, preso treni, aliscafo e autobus», scrive. E la conclusione è inevitabile: «Praticamente non sto andando in Austria. Sto partecipando a Pechino Express».
Una battuta che funziona proprio perché fotografa con una certa precisione l’assurdità della situazione. Anche perché l’aeroporto di Salerno è effettivamente entrato nel network di Ryanair e dispone di collegamenti internazionali, ma l’alternativa campana diventa ben più complicata per chi parte dalla Sicilia orientale.
E allora arriva l’altra stoccata, forse ancora più siciliana: «E pensare che qualcuno ci racconta da anni che “la Sicilia è al centro del Mediterraneo”. Certo. Talmente al centro che per prendere un aereo devi prima attraversare lo Stretto e arrivare in Campania».
Quando l’ironia copre una questione molto seria
Il racconto di Russo fa sorridere, ma fino a un certo punto. Perché dietro la battuta sul Pechino Express c’è una questione infrastrutturale che torna puntualmente ogni volta che l’Etna decide di ricordare a tutti di essere un vulcano attivo.
La cenere vulcanica non è un dettaglio trascurabile per l’aviazione: può rendere rischiosa l’operatività degli aeroporti e dello spazio aereo. Nei giorni scorsi l’attività dell’Etna ha provocato pesanti ripercussioni anche sui collegamenti con Malta, con numerosi voli cancellati e ritardi.
Il problema, quindi, non è la chiusura di Fontanarossa quando le condizioni non consentono di volare: la sicurezza viene prima di tutto. Il problema è ciò che succede dopo. È la capacità di un territorio di garantire alternative rapide, efficienti e realmente accessibili quando il principale aeroporto della Sicilia orientale si ferma.
Ed è qui che la storia apparentemente comica di Salvatore Russo diventa amara.
Perché la Sicilia può anche essere «al centro del Mediterraneo», come recita da decenni la retorica sulla sua posizione geografica. Ma essere al centro del Mediterraneo serve a poco se, quando un vulcano manda in crisi il principale aeroporto della Sicilia orientale, per raggiungere Vienna bisogna organizzare una spedizione attraverso Siracusa, Catania, Messina, Villa San Giovanni e Salerno.
Il paradosso è quasi perfetto: viviamo su un’isola che vuole essere sempre più internazionale, attrarre turisti, collegarsi all’Europa e competere sui mercati globali. Ma basta una nube di cenere per ricordarci quanto siano fragili i collegamenti e quanto poco siano realmente intercambiabili le infrastrutture aeroportuali.
Russo, per fortuna, alla fine parte. E può raccontare la sua avventura con un sorriso.
Ma non dovrebbe essere necessario partecipare a Pechino Express per prendere un volo dalla Sicilia.
E forse è proprio questa la parte meno divertente della storia.

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