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Boccaccio si fa itinerante: a Ragusa il “Decamerone” diventa un’avventura teatrale nella natura
03 Ago 2026 16:21
Un’esperienza immersiva, irriverente e itinerante che trasforma il paesaggio naturale in una drammaturgia viva. Dal 16 luglio al 2 agosto, il Parco Trovatù di Ragusa è diventato uno scenario d’eccezione per il nuovo allestimento del Decamerone, liberamente tratto dall’opera di Giovanni Boccaccio.
Prodotto dall’Associazione Culturale Casamatta in collaborazione con PrimaClasse, Parco Trovatù e inserito nel progetto “Viaggio in Terra Barocca” promosso da Enjoy Barocco, lo spettacolo ha visto la regia a quattro mani di Valentina Ferrante e Massimo Leggio e l’organizzazione di Alessia Gurrieri, Vittorio Bocchieri. In scena un affiatato cast corale composto da 10 attori (Valentina Ferrante, Massimo Leggio, Irene Cascone, Alida Di Raimondo, Salvo Paternò, Mattia Bocchieri, Paola Guadagnino, Enrico Lorefice, Josè Macias De Lara e Chiara Tumino), i cui costumi sono stati curati dal Teatro Stabile di Catania e da Matilde Masaracchio
L’idea di questa messinscena non nasce unicamente dal testo classico, ma da un rapporto profondo con la geografia del territorio. Il Parco Trovatù — recente spazio riqualificato situato nella Valle dell’Irminio grazie all’impegno dell’imprenditore Giuseppe Stracquadanio — si offre con i suoi frutteti, i canneti e le terrazze non come semplice sfondo, ma come vero e proprio apparato scenico naturale.
«Boccaccio scriveva di persone che, davanti alla paura e alla morte, scelgono la parola e il racconto come forma di resistenza e di gioia – dichiara il regista Massimo Leggio – Portare il Decamerone in un parco, all’aperto, con il fiume e gli alberi come scenografia, è stato un modo di restituire quella scelta nella sua forma più semplice e più vera. È stato un lavoro di ascolto: del testo, del luogo e delle persone».
Lo spettacolo è stato concepito come un cammino a tappe dove il pubblico, accompagnato dai “dieci di brigata”, si sposta tra i vari angoli del parco. Dall’apertura del prologo corale fino all’epilogo finale, il percorso si snoda attraverso la rielaborazione di sei celebri novelle: Andreuccio da Perugia, Masetto da Lamporecchio, La Badessa e le brache, Frate Cipolla, Calandrino e l’elitropia e Ser Ciappelletto. La drammaturgia adotta un “volgare teatrale contemporaneo” — un italiano odierno che conserva il ritmo e la fisicità boccacciana — arricchito da riscritture pensate per valorizzare l’intero gruppo di lavoro (come la trasformazione dei fratelli Borgognone in tre sorelle o l’ampliamento del ventaglio di monache in Masetto).
In un’epoca di schermi e fruizioni veloci, questo Decamerone ha scommesso sulla presenza e sulla complicità: niente poltrone comode, niente buio in sala, ma passi condivisi lungo i sentieri, sguardi a tu per tu con gli attori e il profumo della terra che fa da fondale. L’ampio pubblico partecipante e particolarmente stupito non si è limitato a guardare, ma è entrato a far parte della brigata, accettando la provocazione del cammino per riscoprire il piacere antico del racconto ad alta voce.
E quando l’ultima novella giunge al termine e le luci del tramonto calano sulla valle, l’esperienza non si interrompe: ci si ritrova tutti insieme per un brindisi tra gli alberi del parco, trasformando la serata in una vera festa della comunità e della bellezza. Un invito irresistibile a staccare la spina e lasciarsi trasportare dalla meraviglia.
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