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La Ibla che non esiste (ma conquista i social): l’AI crea cartoline perfette e scatena le polemiche
09 Lug 2026 09:59
C’è una Ragusa Ibla che conosciamo tutti. Quella delle salite che mettono alla prova il fiato, dei vicoli stretti, delle prospettive che cambiano a ogni angolo e delle fotografie conquistate dopo aver cercato il punto giusto.
E poi c’è una Ragusa Ibla che non esiste. Una foto. Qualche centinaio di “mi piace”. Decine di condivisioni. E poi, puntuali, i commenti. «Ma quando mai si vede così?», «È finta», «State rovinando la bellezza di Ibla».
Succede sempre più spesso sui social, ma ormai anche su pagine di informazione, cultura e promozione turistica: basta pubblicare un’immagine realizzata con l’Intelligenza artificiale perché si scateni il dibattito. Tra entusiasmo e indignazione, il passo è brevissimo.
L’ultimo caso riguarda una fotografia di Ragusa Ibla pubblicata da una nota pagina dedicata alla Sicilia. A prima vista è spettacolare: il Duomo di San Giorgio domina la scena, una monumentale scalinata conduce lo sguardo verso il cuore del Barocco, il cielo è perfetto, le luci sembrano quelle di un film.
Il problema è uno solo: quello scorcio non esiste.
Chi conosce Ibla lo capisce in pochi secondi. La scalinata ricorda quella di Santa Maria delle Scale, il Duomo è quello di San Giorgio, ma le prospettive sono impossibili. Gli edifici sono stati avvicinati, gli spazi compressi, le distanze annullate. L’algoritmo ha preso elementi reali della città e li ha ricomposti secondo un criterio estetico, non geografico.
Insomma, una Ibla immaginaria.
E proprio qui nasce il dibattito. “Ma perché?”
È la domanda che compare più spesso sotto immagini come questa.
Perché creare artificialmente un luogo che è già straordinariamente bello nella realtà?
Ragusa Ibla è uno dei centri storici più fotografati della Sicilia. Ogni anno migliaia di turisti e fotografi percorrono i suoi vicoli aspettando la luce giusta, il tramonto perfetto o semplicemente quell’attimo capace di raccontare la città per quello che è.
Per molti fotografi, vedere un algoritmo costruire in pochi secondi una cartolina che non esiste viene percepito quasi come uno schiaffo a chi quel luogo lo vive, lo conosce e lo racconta da anni.
Non mancano neppure i commenti più duri, quelli che parlano di “presa in giro” o di “mancanza di rispetto” verso un patrimonio che non avrebbe alcun bisogno di essere reinventato.
Il problema, però, va oltre la semplice fotografia.
Le immagini generate con l’Intelligenza artificiale stanno diventando sempre più realistiche e sempre più difficili da riconoscere. Chi conosce i luoghi individua subito una cupola spostata, un vicolo inventato o una prospettiva impossibile. Ma chi quella città non l’ha mai visitata?
È facile che creda di trovarsi davanti a una fotografia autentica.
E il fenomeno non riguarda soltanto il turismo.
Sempre più spesso l’AI viene utilizzata per creare immagini di fatti di cronaca, incidenti, incendi, alluvioni o situazioni che non sono mai esistite oppure vengono ricostruite in modo spettacolare. Se queste immagini non vengono chiaramente identificate come generate artificialmente, il rischio di alimentare confusione e disinformazione è reale.
C’è poi un altro aspetto.
Le immagini create con l’AI hanno una caratteristica comune: sono perfette. Cieli intensi, luci cinematografiche, prospettive mozzafiato. Sono costruite per fermare lo sguardo di chi scorre velocemente il feed di Facebook o Instagram.
E funzionano.
Generano commenti, condivisioni, polemiche. E gli algoritmi dei social premiano proprio questo: tutto ciò che crea interazione. Viene allora da chiedersi se l’obiettivo sia davvero raccontare un luogo o, più semplicemente, attirare clic. Paradossalmente, l’Intelligenza artificiale rischia di ottenere l’effetto opposto.
Più le immagini diventano artificialmente perfette, più aumenta il valore di una fotografia vera. Quella scattata aspettando il momento giusto, affrontando una salita, una giornata di vento o un tramonto che dura pochi minuti.
E forse è questa la riflessione più importante: l’AI può essere uno straordinario strumento creativo, purché venga utilizzata con trasparenza. Se un’immagine è frutto di un’elaborazione artificiale, dirlo non ne diminuisce il valore artistico. Anzi, permette al pubblico di apprezzarla per ciò che è, senza confonderla con la realtà.
Perché il rischio, altrimenti, è che un domani ci si emozioni davanti a una città che non esiste, dimenticando che quella vera, con le sue pietre, le sue salite e i suoi scorci autentici, è ancora molto più bella di qualsiasi immagine generata da un computer.
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