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Allarme nel mare di Ragusa: avvistato il pesce scorpione a Punta Secca, specie invasiva e pericolosa
03 Giu 2026 11:12
Un nuovo campanello d’allarme arriva dalle acque della provincia di Ragusa, dove è stato registrato il primo ritrovamento ufficiale di un esemplare di pesce scorpione occidentale (Pterois miles) nei pressi di Punta Secca, a circa venti metri di profondità.
La scoperta è stata effettuata nell’ambito delle attività di monitoraggio del Museo Civico di Storia Naturale di Comiso, da tempo impegnato in un progetto internazionale di sorveglianza ambientale e biodiversità marina. L’esemplare è stato individuato grazie alla segnalazione del subacqueo Federico Brugaletta, già protagonista in passato di altre importanti scoperte di specie aliene nel Mediterraneo.
Il ritrovamento rientra nel programma di “Citizen Science”, un progetto di scienza partecipata che coinvolge cittadini, subacquei ed esperti nella raccolta di dati utili allo studio delle trasformazioni dell’ecosistema marino.
Sull’esemplare saranno ora condotte analisi morfologiche, genetiche e molecolari per approfondire la classificazione e ricostruire le dinamiche di diffusione della specie nel Mediterraneo centrale.
Una specie aliena altamente invasiva
Il pesce scorpione, noto anche come pesce leone, appartiene alla famiglia degli Scorfanidi ed è originario dell’Oceano Indiano e del Mar Rosso. Si tratta di un predatore estremamente efficiente, in grado di colonizzare rapidamente nuovi ambienti e alterare gli equilibri ecologici locali.
La sua presenza è già stata registrata stabilmente in diverse aree del Mediterraneo, tra cui Ionio, Sicilia e Salento, e rappresenta una delle conseguenze della cosiddetta migrazione lessepsiana, il passaggio di specie dal Mar Rosso al Mediterraneo attraverso il Canale di Suez.
Negli ultimi decenni, il fenomeno ha subito un’accelerazione significativa a causa del riscaldamento delle acque e della tropicalizzazione del Mediterraneo, che favorisce l’insediamento di specie aliene invasive.
Impatto sulla biodiversità e rischio sanitario
La diffusione del Pterois miles desta forte preoccupazione per il suo impatto sugli ecosistemi marini. Il pesce scorpione è infatti un predatore vorace che si nutre di piccoli pesci e invertebrati, riducendo la biodiversità e alterando le catene alimentari locali.
Accanto all’impatto ecologico, esiste anche un rischio sanitario. L’animale possiede diciotto spine velenose collegate a ghiandole che rilasciano tossine neurotossiche e coagulanti. Sebbene non aggressivo nei confronti dell’uomo, il contatto accidentale può provocare punture estremamente dolorose e sintomi sistemici.
In caso di puntura, i protocolli medici indicano l’immersione della parte colpita in acqua calda per ridurre l’effetto della tossina, seguita comunque da una valutazione sanitaria immediata.
L’appello degli esperti
I ricercatori del Museo Civico di Storia Naturale di Comiso invitano bagnanti, pescatori e subacquei alla massima prudenza, raccomandando di non toccare mai l’animale e di segnalare ogni avvistamento alle autorità competenti o direttamente al museo.
L’obiettivo è monitorare la diffusione della specie e contribuire alla protezione della biodiversità marina del Mediterraneo, sempre più esposta alla pressione delle specie aliene.
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