Tre inaugurazioni nello stesso giorno, tre nuovi presìdi sanitari operativi sul territorio e un messaggio chiaro: la sanità territoriale cambia volto. L’ASP di Ragusa compie un passo decisivo nel rafforzamento dell’assistenza di prossimità inaugurando contemporaneamente gli Ospedali di Comunità di Comiso, Ragusa e Scicli. Le nuove strutture, realizzate grazie ai fondi del PNRR e secondo […]
La Festa dei colori dell’Inclusione della scuola “Quasimodo-Ventre”
29 Mag 2026 15:04
La rubrica dello psicologo, a cura di Cesare Ammendola
Esistono appuntamenti che non si limitano a segnare un calendario, ma lasciano un’impronta nell’anima di una comunità. La Festa dell’Inclusione dell’Istituto Comprensivo “Quasimodo-Ventre” è uno di questi: un rituale collettivo che, anno dopo anno, trasforma i cortili e le aule in luoghi di incontro autentico, dove la differenza smette di essere un confine e diventa una soglia.
Quest’anno la manifestazione si è dispiegata come un racconto a tre voci, abitando i diversi plessi dell’istituto in tre giornate consecutive (27, 28 e oggi, 29 maggio) a Marina di Ragusa, al plesso “Mariele Ventre” e alla scuola secondaria di primo grado a Ragusa. Tre luoghi, una sola visione.
Il titolo “Colori diversi, un solo arcobaleno” non è ornamento, è psicologia. L’arcobaleno è, nella sua essenza, il paradosso più bello della natura: ogni colore preserva la propria identità e, proprio per questo, contribuisce alla bellezza dell’insieme. Nessuna sfumatura è sacrificata per l’armonia, al contrario, è quell’irriducibile diversità a renderla possibile. Così dovrebbe essere ogni comunità educante.
Ieri, 28 maggio, il plesso “Mariele Ventre” ha vissuto la seconda edizione della Festa, arricchita quest’anno da una presenza nuova e preziosa: i bambini di cinque anni della sezione centrale della scuola dell’infanzia. Piccoli ospiti affacciati per la prima volta su questo spazio condiviso, con gli occhi ancora capaci di meravigliarsi senza riserve, che è, forse, la forma più pura di inclusione.
La mattinata si è intrecciata come un mosaico vivente: laboratori, movimenti, suoni e colori hanno attraversato i corpi e le menti dei bambini, abbattendo con la leggerezza del gioco ciò che a volte gli adulti faticano a scalfire con le parole. A rendere possibile questo intreccio, una costellazione di associazioni e realtà del territorio, ciascuna portatrice di un linguaggio diverso, tutti ugualmente necessari.
“Alba Chiara” ha offerto il ritmo delle filastrocche e la gioia del gesto pittorico. “Il Piccolo Principe”, in sinergia con il “Judo Club Koizumi”, ha condotto i bambini per la prima volta sul tatami, dove il corpo impara che cedere non è sconfitta. “Ragusa Rugby” ha insegnato che la palla ovale non conosce direzioni obbligate, proprio come i percorsi umani. Il “CSR” ha aperto lo spazio della narrazione e del gioco cooperativo, dove vincere insieme è l’unica vittoria che conta. “Ipso Facto” ha tracciato, con delicatezza, i contorni dell’alfabeto emotivo, quella lingua interiore che nessun manuale insegna, ma che ogni bambino porta già con sé. La “Cooperativa Sociale Nostra Signora di Gulfi” ha curato gli spazi dell’arteterapia e della didattica interculturale, luoghi in cui la creatività diventa ponte. “ENS — Ente Nazionale Sordi” ha mostrato come le emozioni e i colori possano abitare anche il silenzio, trovandovi una forma più eloquente. “Così Come Sei” ha affidato al corpo il compito della parola, attraverso il linguaggio antico e moderno della danzaterapia. Il “Centro Autos”, infine, ha restituito ai bambini il piacere sovrano della creazione grafica, quel momento in cui la mano segue il pensiero e il foglio bianco cessa di essere vuoto.
Il 27 maggio, a Marina di Ragusa, la festa aveva già preso vita alle prime ore del mattino. Alle 11.00 circa, il cortile si è trasformato in palcoscenico: l’Inno d’Italia cantato in LIS ha aperto uno squarcio inatteso nel consueto, ricordando che la lingua dei segni non è una limitazione del suono, ma la sua traduzione nello spazio. Ha poi seguito lo spettacolo della compagnia “Ads Facciamo Scuola” con il suo progetto di circo, arte che da sempre mescola l’equilibrio con il rischio, la grazia con la caduta. E infine il momento più semplice e più potente: le voci dei bambini che si univano in coro, intonando “Esseri Umani” di Marco Mengoni e “L’Amico è”. Perché anche questo è inclusione, note distinte che si cercano, si trovano e insieme diventano canzone, declinata a squarciagola da tutti gli angoli bambini del mondo.
Riguardo a stamattina invece, a Ragusa, alla secondaria, è giusto dire che è stato un tripudio di iniziative ed è giusto citare le associazioni e gli enti che hanno animato le attività delle tante classi: “Filotea”, “Consulta Femminile”, “Orti sociali Proxima”, CSR, “CNS”, “ADRA”, “Sette Colli”, “ANFFAS”, “AGEDO”, “UNITALSI”, “Consultorio Familiare 2”, “Alba Chiara”. Lo spettacolo conclusivo in teatro (al “Perracchio”) a cura di una terza classe è stato un bel tributo a Freddie Mercury.
Da uno sguardo psicologico, è opportuno soffermarsi su ciò che queste giornate rappresentano al di là della festa in sé. L’inclusione autentica non è solo un evento, è un orientamento, un modo di stare al mondo che si costruisce giorno dopo giorno, nelle piccole scelte quotidiane, nella qualità dell’attenzione che si riserva all’altro. Il rischio, sempre in agguato, è che celebrare l’inclusione diventi un modo sottile per esimersi dal praticarla negli altri 364 giorni dell’anno.
La vera cultura inclusiva è ancora in divenire, e questa onestà è già, di per sé, un atto di cura. Significa che lo sguardo rimane aperto, che non ci si accontenta dell’apparenza di un bel pomeriggio colorato. Significa riconoscere che l’inclusione, per sua stessa natura, deve includere tutti, non solo quelli che è più facile accogliere, non solo nelle occasioni in cui è bello farlo.
L’inclusione è l’anima del fare scuola. Non un progetto aggiuntivo, non un’appendice al curriculo: è la postura di fondo con cui un’istituzione educativa decide di esistere nel mondo. E quando questa postura è sostenuta da una comunità viva, come quella che si è raccolta attorno a questi tre giorni di maggio, allora qualcosa di reale avviene. Non solo nei bambini, ma in tutti coloro che li guardano crescere.
Da uno sguardo psicologico, è opportuno soffermarsi su ciò che queste giornate rappresentano al di là della festa in sé. L’inclusione autentica non è solo un evento, è un orientamento, un modo di stare al mondo che si costruisce giorno dopo giorno, nelle piccole scelte quotidiane, nella qualità dell’attenzione che si riserva all’altro. Il rischio, sempre in agguato, è che celebrare l’inclusione diventi un modo sottile per esimersi dal praticarla negli altri 364 giorni dell’anno.
La vera cultura inclusiva è ancora in divenire, e questa onestà è già, di per sé, un atto di cura. Significa che lo sguardo rimane aperto, che non ci si accontenta dell’apparenza di un bel pomeriggio colorato. Significa riconoscere che l’inclusione, per sua stessa natura, deve includere tutti, non solo quelli che è più facile accogliere, non solo nelle occasioni in cui è bello farlo.
L’inclusione è l’anima del fare scuola. Non un progetto aggiuntivo, non un’appendice al curriculo: è la postura di fondo con cui un’istituzione educativa decide di esistere nel mondo. E quando questa postura è sostenuta da una comunità viva, come quella che si è raccolta attorno a questi tre giorni di maggio, allora qualcosa di reale avviene. Non solo nei bambini, ma in tutti coloro che li guardano crescere.
© Riproduzione riservata