Il parroco del Sacro Cuore di Modica tra ironia e amarezza si affida ai social contro i “parcheggi selvaggi”

Trovare parcheggio in via Sacro Cuore a Modica è, da sempre, una piccola impresa. Ma c’è chi, davanti alla difficoltà, sceglie la via più semplice – e meno civile – trasformando uno spazio riservato ai fedeli in un parcheggio “di fortuna”. A farne le spese è la parrocchia del Sacro Cuore, dove negli anni i parroci si sono alternati tra cancelli aperti e chiusi, cartelli, sbarre installate e tentativi più o meno efficaci di regolamentare l’area prospiciente la sacrestia, la chiesa piccola e quella grande.

Da qualche settimana, però, don Peppe ha deciso di affidarsi a uno strumento decisamente moderno: i social. Con una serie di storie pubblicate su Facebook, il sacerdote documenta – con targhe oscurate – l’inventiva degli automobilisti: auto parcheggiate davanti agli scalini della chiesa, davanti alla sbarra, persino in modo da bloccare completamente l’accesso. Più che soste, vere e proprie “prove di abilità” al limite del surreale.

Il messaggio è chiaro: quell’area è destinata a chi ha necessità legate alla parrocchia, non a chi cerca un posto veloce per andare al lavoro o sbrigare commissioni. Eppure, l’appello al buon senso – e forse anche alla coscienza – sembra finora essere caduto nel vuoto.

In passato, purtroppo, si è già reso necessario l’intervento della polizia locale e dei mezzi di soccorso in presenza di situazioni di intralcio alla circolazione o di emergenza. Il Codice della Strada, a tal proposito, è piuttosto chiaro: l’uso improprio di aree private può configurare violazioni, soprattutto se si impedisce l’accesso o si crea disagio ai legittimi utilizzatori. In pratica, però, tutto si gioca spesso sul filo del buon senso – merce rara quanto un parcheggio libero in zona.

La soluzione più drastica sarebbe quella di chiudere definitivamente il cancello. Un provvedimento che però penalizzerebbe proprio chi quel posto lo usa correttamente, per andare in chiesa o rivolgersi alla sacrestia.

E così, intanto, don Peppe continua la sua “battaglia digitale”, enfatizzata anche dall’uso apposito dell’intelligenza artificiale per creare la foto con l’auto parcheggiata paradossalmente su un balcone, sperando che almeno qualche post riesca dove cartelli e sbarre hanno fallito: far capire che il rispetto degli spazi – anche senza miracoli – è ancora possibile con un po’ di senso civico ed educazione.

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