Redditi dichiarati: Ragusa la peggiore provincia dell’Isola

Quando si torna a parlare della media dei redditi dichiarati al fisco, Ragusa torna la provincia più povera della Sicilia, terz’ultima in Italia. E’ l’analisi dei dati del dipartimento delle Finanze, relativi alla dichiarazione dei redditi del 2025 sul percepito nel 2024.

Nell’imponibile Irpef, soltanto quattro comuni iblei superano la media siciliana. Sono Ragusa, Modica, Pozzallo e Giarratana. Giù tutti gli altri otto. Peggio nel computo dei redditi complessivi, dove solo Ragusa, con 21.730, euro riesce a superare la media regionale di 20.570 €. Acate resta il comune con la media di redditi più bassa. Sostanzialmente, la situazione non è cambiata di tanto allo scorso anno.

Questo il dettaglio della media del reddito imponibile e del reddito complessivo (arrotondati in euro), comune per comune, dichiarati nel 2025 (anno fiscale 2024).

Acate: 13.300 – 14.920

Chiaramonte Gulfi: 14.796 – 16.310

Comiso: 14.796 – 16.870

Giarratana: 17.371 – 19.240

Ispica: 16.625 – 18.050

Modica: 18.532 – 20.460

Monterosso Almo: 16.033 – 17.880

Pozzallo: 18.368 – 20.110

Ragusa: 19.831 – 21.730

Santa Croce Camerina: 15.140 – 16.640

Scicli: 16.747 – 18.320

Vittoria: 13.906 – 15.480

Media reddito imponibile in provincia di Ragusa: 16.329 euro

Media reddito complessivo in provincia di Ragusa: 18.001 €

Le città più ricche nel Paese

L’analisi comunale, basata sempre sul reddito imponibile medio, vede in Italia ai primi tre posti: Maccastorna in provincia di Lodi (con 72.685 euro tra gli appena 76 contribuenti), Lajatico in provincia di Pisa (69.476 euro) e Portofino che fa parte della città metropolitana di Genova (con 61.617 euro). Il primo tra i capoluoghi di provincia è Milano che, con una media di oltre 40.000 euro, si colloca al nono posto.

In Italia

Crescono i redditi dichiarati l’anno scorso: sempre in testa gli autonomi (il cui reddito però è in calo), crescono i contribuenti con imposta zero e quelli in regime forfetario. Lombardia al top, Calabria fanalino di coda. Il reddito complessivo totale dichiarato nel 2025 ammonta a oltre 1.076,3 miliardi di euro (48,6 miliardi in più rispetto all’anno precedente, +4,7%) per un valore medio di 25.820 euro, in aumento del 4% rispetto al reddito complessivo medio dichiarato l’anno precedente. L’analisi territoriale conferma che la regione con reddito medio complessivo più elevato è la Lombardia (30.200 euro), seguita dal Trentino Alto Adige (28.553 euro, con la provincia di Bolzano che raggiunge 29.850 euro), mentre la Calabria presenta il reddito medio più basso (19.020 euro).
I redditi da lavoro dipendente e da pensione costituiscono circa l’84,6% del reddito complessivo dichiarato, con il reddito da lavoro dipendente che ne rappresenta il 54,4%. Il reddito medio più elevato è quello da lavoro autonomo, pari a 67.510 euro, mentre il reddito medio dichiarato dagli imprenditori (titolari di ditte individuali) è pari a 28.550 euro. Il reddito medio dichiarato dai lavoratori dipendenti è pari a 24.250 euro, quello dei pensionati a 22.390 euro. La differenza tra il reddito medio da lavoro autonomo e il reddito dichiarato dai lavoratori dipendenti – spiegano dal Dipartimento – è in parte spiegata anche dalla diversa modalità di indicazione dei contributi previdenziali: i redditi da lavoro autonomo devono essere indicati al lordo dei contributi (il valore medio è pari a 10.926 euro). Questi importi medi non includono i redditi di circa 2 milioni di soggetti in regime forfetario (+3,3% rispetto al 2023).
L’imposta sui redditi delle persone fisiche è arrivata a 197,4 miliardi (+3,9% sull’anno precedente) per un valore pro capite di 5.790 euro, ma 11,3 milioni di contribuenti pagano zero Irpef, mentre solo il 3,3% dichiara più di 75mila euro. L’84,6% dell’Irpef è pagata da dipendenti e pensionati, mentre cala quella pagata da chi ha un reddito complessivo maggiore di 300mila euro, che dichiara il 6,6% dell’imposta totale, in discesa rispetto al 7,1% dell’anno precedente. Oltre 8,7 milioni di soggetti, invece, dichiarano un’imposta netta pari a zero, perché il loro reddito rientra nelle fasce di esonero, perché le detrazioni azzerano l’imposta o perché dichiarano solo redditi soggetti a tassazione sostitutiva.

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