Nubi sparse sul cielo di Scicli. C’è già chi parla di sfiducia al sindaco Mario Marino

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Sfiducia al sindaco Mario Marino? I numeri ci sarebbero ma la volontà politica è presa…dal fare e non fare. Da giorni è l’argomento del giorno senza, però, che si metta nero su bianco su una tale ipotesi. Lo hanno detto i consiglieri comunali, naturalmente la parte critica all’attuale amministrazione, lo hanno auspicato alcune forze politiche e frange degli elettori, ne hanno parlato i commentatori. Tutti alle prese per dire cosa non va e dal prendere le distanze dall’attuale governo (fra queste ci sono alcune liste civiche che lo hanno sostenuto nel 2022) mentre il sindaco “snocciola” le cose fatte e quelle in corso di realizzazione. Guglielmo Scimonello, già assessore dell’ex giunta Giannone, riprende i malumori di questi giorni. “Le dichiarazioni fatte dai consiglieri Peppe Puglisi e Bruno Mirabella, nel giudicare fallimentare la gestione politica e amministrativa del sindaco Marino non fanno altro che rafforzare quanto detto da me da quattro anni a questa parte. In verità anche altri consiglieri come Marco Lopes e Marianna Buscema, in precedenza, non hanno avuto parole di elogi nei confronti del primo cittadino, criticandone l’operato – afferma Guglielmo Scimonello – parecchi consiglieri nell’ultima settimana, hanno invitato il primo cittadino a rassegnare le dimissioni per mancanza di agibilità politica in consiglio comunale”.

Secondo l’ex amministratore “la soluzione ci sarebbe e ci sarebbero pure i numeri, ma manca il coraggio”.

“La sfiducia al sindaco richiede una mozione motivata, firmata da almeno 2/5 dei consiglieri assegnati (escluso il primo cittadino), ed approvata per appello nominale dalla maggioranza assoluta. L’approvazione comporta la cessazione di sindaco e giunta, oltre allo scioglimento del consiglio comunale. Ed è qui che casca l’asino. Le firme necessarie dei consiglieri assegnati per sottoscrivere la mozione sono sette. La mozione deve essere discussa entro 10-30 giorni dalla presentazione ed approvata a maggioranza assoluta. Se si considera che quattro consiglieri hanno preso le distanze; a questi si sommerebbero i sei di minoranza, in totale si arriva a dieci. Per la sfiducia ne basterebbe la metà più uno, cioè nove consiglieri e sarebbe fatta”.

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