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Prezzi stracciati dall’estero: così l’olio tunisino mette in crisi un intero settore
14 Gen 2026 15:35
L’olio extravergine tunisino a 3 euro al chilogrammo non è solo un dato di mercato: è un segnale d’allarme che scuote l’intera filiera olivicola italiana. E a rischiare di pagare il prezzo più alto sono soprattutto le produzioni di qualità certificata, come la DOP Monti Iblei – provincia di Ragusa, uno dei simboli dell’eccellenza olearia siciliana.
La Tunisia ha annunciato l’intenzione di avviare negoziati con l’Unione Europea per rafforzare il quadro giuridico bilaterale e raddoppiare a 100.000 tonnellate annue il contingente di esportazione dell’olio d’oliva verso l’Ue. Una prospettiva che preoccupa il settore agricolo italiano, già messo a dura prova dal crollo dei prezzi.
Tunisia potenza emergente dell’olio: effetti sull’Europa
Secondo il Food Outlook della FAO, nella stagione 2025/26 la Tunisia è destinata a diventare il secondo produttore mondiale di olio d’oliva, con un raccolto stimato di oltre 400 mila tonnellate, pari a circa il 13% dell’offerta globale. Supererebbe così Italia, Grecia e Turchia, posizionandosi subito dopo la Spagna.
Un’ascesa che ha conseguenze dirette sul mercato europeo, soprattutto perché una quota rilevante dell’olio tunisino viene destinata a Italia e Spagna, dove viene utilizzata per imbottigliamento, miscele industriali e GDO, spesso senza una chiara valorizzazione dell’origine.
L’accordo Ue-Tunisia e la protesta degli agricoltori
Attualmente l’accordo di associazione tra Ue e Tunisia, firmato nel 2016 e ridefinito nel 2019, consente l’importazione di 56.700 tonnellate annue di olio extravergine tunisino a dazio zero. L’ipotesi di un raddoppio ha scatenato la reazione di Coldiretti e Unaprol.
«Raddoppiare le importazioni a dazio zero sarebbe una scelta suicida che cancella le produzioni distintive europee», denunciano le associazioni agricole. Nei primi nove mesi del 2025, gli arrivi di olio tunisino in Italia sono cresciuti del 38%, con un crollo dei prezzi dell’extravergine italiano superiore al 20%.
Il colpo alla DOP di Ragusa: qualità contro prezzo
È in questo scenario che la DOP Monti Iblei, cuore produttivo della provincia di Ragusa, rischia di essere penalizzata. Si tratta di un olio che nasce da cultivar autoctone, raccolte a mano, con costi di produzione elevati e rigidi disciplinari di qualità.
Quando sugli scaffali della grande distribuzione arrivano oli extravergini a prezzi stracciati, spesso sotto i 4 euro al litro, il consumatore medio fatica a distinguere tra una commodity internazionale e un prodotto DOP legato al territorio. Il rischio è una compressione dei prezzi che non tiene conto della qualità, mettendo in crisi le aziende agricole ragusane.
Prezzi in caduta e accuse di speculazione
Secondo Coldiretti, il prezzo dell’olio italiano pagato agli agricoltori è calato del 30%, nonostante la produzione nazionale (circa 300 mila tonnellate) resti insufficiente a coprire i consumi interni, che superano le 400 mila tonnellate.
«L’olio tunisino viene venduto oggi sotto i 4 euro al litro – denunciano Coldiretti e Unaprol – costringendo gli olivicoltori italiani a svendere il proprio prodotto sotto i costi di produzione. Una dinamica che arricchisce l’industria ma mette a rischio la sopravvivenza dei produttori».
La richiesta: più controlli e tutela delle DOP
Coldiretti chiede al governo controlli più stringenti nelle industrie olearie e una maggiore tutela delle produzioni certificate. «Aumentare gli arrivi a dazio zero favorisce l’immissione di olio a basso costo, spesso di dubbia qualità – afferma David Granieri, vicepresidente nazionale Coldiretti e presidente Unaprol – danneggiando gravemente il nostro patrimonio agroalimentare».
Per territori come Ragusa, la sfida è cruciale: senza politiche di tutela, comunicazione e valorizzazione delle DOP e IGP, il prezzo imposto dal mercato globale rischia di cancellare il valore costruito in decenni di lavoro.
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