Scicli, acqua contaminata e proteste: i cittadini chiedono la riduzione del 50% sulle bollette Iblea Acque

L’inquinamento da escherichia coli e batteri coliformi, indicatori di contaminazione fecale e biologica, verificato dalle analisi dell’Asp iblea è il motivo che ha portato all’ordinanza sindacale di divieto per uso potabile dell’acqua distribuita dalle condutture comunali in città, nella zona del centro e nel villaggio Jungi. Il provvedimento sindacale è chiaro: l’uso dell’acqua è finalizzato solo alle esigenze di igiene personale mentre non può essere utilizzata per fini alimentare se non previa bollitura. Il disagio ha superato abbondantemente i dieci giorni ed i cittadini sono in piena area protesta. “Il gestore Iblea Acque deve riconoscere agli utenti sciclitani i disagi e gli oneri economici sostenuti per affrontare questo problema attraverso la decurtazione in misura del 50 per cento della tariffa pubblica per ciascun metro cubo di consumo e per gli altri servizi forniti, come fognatura o depurazione, adottando misure concrete a favore della nostra comunità – chiede Guglielmo Scimonello, ex amministratore – senza considerare il fatto che, una volta ripristinata la potabilità, le famiglie saranno costrette ad interventi manutentivi per svuotare e disinfettare serbatoi, recipienti, vasche e cisterne, con l’aggravio di ulteriori spese a carico dei cittadini, già gravati da tariffe idriche elevate. Questa grave mancanza rischia di provocare ripercussioni sulla salute pubblica e sta già incidendo negativamente sull’immagine e sull’economia della città. Le strutture ricettive turistiche non possono lavorare con penuria di acqua”.

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