Quel pomeriggio a Modica in cui un conflitto “messo in scena” mi ha aperto gli occhi

di Carmela Valenti – Il 3 settembre 2025 non sono andata a una semplice presentazione di un libro. Sono entrata in un esperimento sociale, un vero e proprio viaggio alla scoperta di come gestire i conflitti, e ne sono uscita con una visione completamente nuova.

L’evento, alla Fondazione Grimaldi di Modica, era gremito. Ero lì soprattutto per l’amicizia che mi lega a Maria Martello, l’autrice, ma anche spinta da una curiosità personale: la mediazione, obbligatoria prima di una causa, è un tema che ci riguarda tutti, non solo gli avvocati!

I relatori, il Consigliere Angelo Costanzo e il Viceprefetto Silvio Ciarcià, erano preparatissimi e chiarissimi. Ma il momento che ha davvero cambiato l’atmosfera è stato l’intervento di Maria Martello. Lei non ha solo “parlato” del suo libro “Il senso della mediazione dei conflitti”, lo ha fatto vivere.

Immaginate la scena: a un tratto, due persone tra il pubblico iniziano a litigare animatamente per un posto a sedere. La tensione sale, l’imbarazzo si diffonde. Eravamo tutti catapultati in un conflitto reale, lì dove meno te lo aspetti. E poi… il colpo di scena. Quella lite non era vera! Era una “mise en espace”, un’esperienza orchestrata dal regista Carlo Cartier per mostrarci dal vivo come un conflitto nasce dal nulla e ci coinvolge tutti.

È stato geniale. In quel momento, il libro è uscito dalle pagine e si è materializzato davanti a noi.

Maria ci ha poi guidati a riflettere: come reagiamo noi ai conflitti? Il mediatore, ci ha spiegato, non è un giudice che impone una sentenza. È un facilitatore, un alleato neutrale che ascolta, crea empatia e aiuta le parti a trovare da sole un accordo. Il suo obiettivo non è solo risolvere la lite, ma ricucire una relazione, restituire armonia alla comunità.

Quella serata è stata molto più di una conferenza. È stato un invito a guardare i conflitti con occhi diversi: non come mostri da temere, ma come opportunità da gestire con intelligenza e cuore. Maria Martello ha realizzato il suo sogno: unire diritto, filosofia e teologia in un discorso appassionante e accessibile a tutti.

E io, che ero lì come semplice “fruitrice”, me ne sono andata con una consapevolezza in più: la giustizia passa anche dal coraggio di sedersi a un tavolo e parlarsi. E forse, è la strada più umana che abbiamo.

IL LIBRO

Mediare, in tutti gli ambiti, significa realizzare un altro modo di fare giustizia che pone al centro la persona in carne ed ossa e la sua relazione con l’altro, attraverso un percorso spesso anche difficile, ma che tende a rimuovere le cause del dolore che ogni conflitto produce. Mentre guardiamo con favore al nuovo che la Riforma della Giustizia avvalora, vogliamo anche riscoprire le radici filosofiche e sapienziali che ispirano e sostengono il pensiero che è insito nell’introduzione di questo istituto. Il senso profondo che ne giustifica il valore e lo sforzo della sua realizzazione. L’apporto delle scienze umane, fa andare oltre il diritto e le regole processuali per immergersi in un paradigma nuovo, delicato, complesso, degno di ogni impegno. La mediazione, prendendosi cura dell’uomo, è la risposta più radicale, e forse risolutiva del problema Giustizia, migliora la società costruendo le basi di un nuovo umanesimo, su un piano vicino ai valori più alti dell’uomo. Un orizzonte da desiderare e perseguire.

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