Pozzallo, fermati tre presunti scafisti: decisivi i racconti dei passeggeri

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Un altro drammatico viaggio della speranza si è concluso sulle coste siciliane. Nella serata del 5 luglio, una motovedetta della Capitaneria di Porto ha intercettato al largo di Pozzallo un’imbarcazione carica di migranti. A bordo, 38 cittadini bangladesi, stremati ma vivi. Dietro quel viaggio, però, si nasconde l’ombra del traffico di esseri umani: tre uomini, tutti di nazionalità bangladese, sono stati identificati come presunti scafisti e arrestati.

A incastrarli, un’indagine lampo condotta dalla Squadra Mobile di Ragusa e dalla Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza di Pozzallo, coordinata dalla Procura della Repubblica. Decisive le testimonianze raccolte tra i migranti appena sbarcati: racconti dettagliati che non hanno lasciato dubbi sul ruolo dei tre connazionali nell’organizzazione e conduzione del viaggio dalla Libia all’Italia.

Una volta sbarcati, i 38 migranti sono stati trasferiti presso l’hotspot di Pozzallo, dove sono stati sottoposti ai rilievi fotodattiloscopici e agli accertamenti previsti. Lì, tra paure e silenzi, è emersa la verità: i tre presunti scafisti erano tra i passeggeri, ma il loro comportamento durante la traversata li aveva già distinti. Alcuni migranti hanno parlato senza esitazioni, raccontando come i tre avessero guidato l’imbarcazione, impartito ordini e gestito l’intero viaggio.

Per i tre uomini è scattato il fermo per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, un’accusa pesante che potrebbe aprire nuove piste d’indagine su eventuali legami con reti di trafficanti in Nord Africa.

Attualmente i tre si trovano presso la Casa Circondariale di Ragusa, a disposizione dell’autorità giudiziaria.

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