Imprese, occupazione e redditi in crescita: la Sicilia accelera e si conferma tra le regioni più dinamiche d’Italia. Dati alla mano

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La Sicilia continua a crescere. Al di là delle difficoltà che ancora caratterizzano l’Isola – dalle infrastrutture ai trasporti, passando per il costo della vita e le criticità di alcuni servizi – i numeri fotografano un’economia che, almeno secondo gli ultimi dati disponibili, continua a mostrare segnali di vitalità.

È quanto emerge dall’analisi congiunturale dell’Osservatorio economico di Unioncamere Sicilia, che fotografa l’andamento del primo trimestre del 2026. L’Isola registra risultati superiori alla media nazionale in otto indicatori economici su dieci, con un aumento delle imprese attive, dell’occupazione, del reddito disponibile delle famiglie, del risparmio e del credito alle aziende.

Le imprese che aprono e quelle che chiudono

Tra gennaio e marzo 2026 il saldo tra nuove iscrizioni e cessazioni di imprese è stato positivo per 638 aziende, pari a un tasso di crescita dello 0,15%. Un dato che colloca la Sicilia al terzo posto in Italia per incremento percentuale e al quarto per numero assoluto di nuove imprese.

Il risultato assume ancora più valore se confrontato con il quadro nazionale: in tutta Italia il saldo positivo è stato di appena 690 imprese, mentre ben dodici regioni hanno chiuso il trimestre con un saldo negativo. La Lombardia, prima regione italiana per dimensioni economiche, ha registrato un saldo di 722 imprese.

Il dato conferma una tendenza già emersa nel 2025, quando la Sicilia aveva chiuso il primo trimestre con un saldo positivo di 697 imprese.

In Sicilia è sempre presente l’impresa femminile

Il tessuto imprenditoriale dell’Isola continua inoltre a caratterizzarsi per una significativa presenza di imprese femminili, che rappresentano il 24,4% del totale, di aziende guidate da giovani (8,9%) e di imprese gestite da cittadini stranieri (6,4%).

A trainare la crescita sono soprattutto i comparti più innovativi. Nel primo trimestre dell’anno le imprese innovative hanno fatto registrare oltre 3.500 nuove iscrizioni a fronte di circa 600 cancellazioni, con un saldo positivo di quasi 3.000 aziende. Crescono anche il settore energetico, quello dell’ospitalità, i servizi di programmazione informatica e il mercato immobiliare.

Gli occupati

Anche il mercato del lavoro continua a dare segnali incoraggianti. Tra il 2024 e il 2025 gli occupati sono aumentati dello 0,9%, un dato leggermente superiore alla media nazionale. Se il confronto viene esteso al 2021, la crescita dell’occupazione supera il 10%.

Positive anche le assunzioni nelle imprese extra-agricole, cresciute dello 0,4% nell’ultimo anno, mentre a livello nazionale si registra una flessione dello 0,8%.

Sul fronte finanziario aumenta la fiducia di famiglie e imprese. Depositi bancari e risparmio postale sono cresciuti del 4,7%, ben oltre il dato medio italiano (3,2%). Ancora più significativo il dato relativo ai finanziamenti alle imprese: mentre nel resto del Paese il credito continua a diminuire (-0,4%), in Sicilia i prestiti alle aziende aumentano del 3%.

Aumentano i nuclei familiari

Segnali positivi arrivano anche dal reddito delle famiglie. Secondo l’Istituto Guglielmo Tagliacarne, tra il 2021 e il 2024 il reddito disponibile dei nuclei familiari siciliani è aumentato del 14,8%, sostenuto soprattutto dalla crescita dei redditi da lavoro dipendente, aumentati del 19,7%.

Anche il mercato immobiliare continua a mostrare vitalità. Tra il 2024 e il 2025 le compravendite di abitazioni sono cresciute del 7%, un dato superiore alla media nazionale.

Il commento di Unioncamere Sicilia

Per il presidente di Unioncamere Sicilia, Giuseppe Pace, questi risultati sono il frutto delle politiche economiche regionali e della collaborazione tra il governo siciliano e il sistema camerale, che hanno favorito investimenti e sostegno alle imprese attraverso bandi e strumenti finanziari dedicati.

Al di là delle valutazioni politiche, i numeri raccontano una Sicilia che, almeno sul piano economico, continua a mostrare una capacità di crescita spesso poco percepita nel dibattito pubblico. Resta naturalmente aperta la sfida più importante: trasformare questi indicatori positivi in benefici sempre più concreti per cittadini, lavoratori e territori, riducendo il divario tra le statistiche e la qualità della vita quotidiana.

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