Ansia e autogol da dimensionamento scolastico

La rubrica dello psicologo, a cura di Cesare Ammendola

Da più di un quarto di secolo (esti!) lavoro in qualità di psicologo anche nelle scuole di ogni ordine e grado (Infanzia, Primaria, Secondaria di primo e secondo grado) della provincia di Ragusa (e a Ragusa soprattutto). Realizzo adesso di aver imperversato in tutti i quartieri della città (Ibla, centro storico superiore, Pianetti, Marina di Ragusa, e via correndo). 

Materne, elementari, medie, superiori. Le ho navigate tutte. Ho imparato che ogni quartiere ha le sue storie, la sua flora e la sua fauna, la sua lingua e la sua anima. Meritano rispetto e delicatezza, attenzione e garbo adamantini. I luoghi sono persone. Bimbi. Madri. Padri. Nonni. Sentimenti. Diritti. I quartieri in cui danzano le scuole sono tappeti di cristallo.

L’ipotesi per molti ansiogena dell’accorpamento di più scuole e della “scomparsa” di istituzioni storicamente autonome è ora divenuta realtà.

Il principio sotteso all’idea stessa della continuità verticale non è di per sé malvagio (al netto di un calcolo non meno che opportunistico da parte di governi desiderosi di battere cassa). Lo smembramento e rimembramento stile Frankenstein Junior ha un suo perché (con buona pace di Igor). Il segreto riposa nel modo in cui le cose (se ineluttabili) si fanno. Est modus in rebus. Vale anche per un ineludibilis dimensionamento.

Aristotele, solo per fare un esempio cruciale di dimensionamento, con la saggezza degli antichi diceva testualmente: “Se vuoi accorpare la Palazzello alla scuola di Mazzarelli, devi prima ragionare un attimino con Socrate. E Socrate ti dirà che la continuità è uno spirito sacro, un Daemon prezioso da ascoltare sempre, prima di lanciare proposte un po’ avventurose. A maggior ragione se esse rischiano, secondo logica, di non incontrare prevedibilmente il favore di chi infine dovrà decidere realmente nella colonia greca di Panormus (leggasi Palermu).”

L’appartenenza, la biostoria, la continuità non sono valori solo nella politica e nei contesti lavorativi. Lo sono essenzialmente nel Giardino pedagogico di Psyche. La scuola è il quartiere che la ospita. Al punto che è la scuola ad abitare i vicoli e le piazze e le case.

La stabilità, l’equilibrio raggiunto, la programmazione, il senso della prospettiva sono bussole di luce nel concepire un dimensionamento, se esso vuole avere un’anima, visto che alle anime si rivolge. E deve sorridere ai sorrisi dei bambini.

Ascoltare il Daemon. Ascoltare i bambini. Avere il coraggio di guardarli per quello che sono: l’esatto contrario dei numeri.

La sensazione di molti è che a Ragusa abbiamo assistito a un clamoroso autogol dell’ottima amministrazione iblea (che ha visto la sua proposta bocciata dalla Regione). Questo è il retropensiero di alcuni: l’amministrazione elabora un disegno ufficiale del dimensionamento scolastico “imponendolo” dall’alto, ignorando in un colpo solo la logica, la realtà, le sensibilità e i bisogni di un’intera comunità iblea di migliaia di persone (Marina di Ragusa), non interpellandola prima e coinvolgendola sufficientemente. La stessa comunità che ora invece paradossalmente è stata infine tutelata nei suoi diritti dalla politica lontana della Regione Siciliana. 

Della serie: il politico che per definizione dovrebbe difendermi, qui, al contrario, mi ignora, si scontra con me e ostinatamente porta avanti un’iniziativa “contro” di me? Fortunatamente nella lontana Palermo alcuni estranei invece difendono i miei diritti. E ora lo bocciano con un quattro in pagella?

A mio avviso, questa lettura risuona ingiusta, acre e severa, tenuto conto della buona fede dei nostri amministratori locali e della ratio legittima delle loro intenzioni ultime e più sincere. Nondimeno, a parere, si sarebbe potuto e dovuto prevenire un boomerang di comunicazione così insidioso e fragoroso. 

Cui prodest?

La ribellione di molti genitori e alcuni docenti di Marina di Ragusa, al di là di alcuni toni francamente esasperati, rimane una pagina di attivismo civico dal basso che è invece alto. 

Il sacro principio della continuità didattica, pedagogica e relazionale è imprescindibile più che mai in riferimento a un ambiente così disomogeneo e sui generis come quello rappresentato da Marina di Ragusa per quanto riguarda i temi delicati e sensibili dell’inclusione e della promozione del benessere psicosociale.

Socrate lo ripeteva sempre: ascoltate il Daemon prima di agire. L’attesa genera la saggezza. In fondo le cose più belle hanno bisogno di alcuni mesi prima di venire alla luce.

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