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La costa iblea, Eden della Sicilia e dell’Europa. Lo studio dell’archeologo Saverio Scerra
12 Apr 2023 13:15
Storia ed archeologia tra medioevo e post-medioevo. L’archeologo Saverio Scerra racconta di una costa, quella iblea, ricca di approdi, incontri, conflitti e scambi. Affascinante e bella, frutto di uno studio capillare dell’attuale responsabile archeologo della Soprintendenza ai beni culturali di Ragusa, che racconta di questo tratto della costa della Sicilia sud-orientale definita da Polibio “aspra ed importuosa” che, per le popolazioni iblee, è stata una delle poche vie per proiettarsi verso il mondo e per superare una marginalità geografica e territoriale resa ancora più aspra da vie terrestri da sempre poco affidabili.
Frontiera ma anche luogo di scontri e conflitti tra uomini che hanno vissuto e vivono del Mediterraneo le stesse e le opposte sponde.
“Arabi, Normanni e Svevi prima, Turchi, Spagnoli, Olandesi, Inglesi, Campani, Genovesi, tra medioevo e postmedioevo, si sono incontrati sulle coste iblee per commerciare – spiega Saverio Scerra – si sono scontrati per far razzie di preziose mercanzie che, da quei porti, partivano alla volta di tutta l’Europa. Le fonti antiche e gli antichi viaggiatori descrivono le terre comprese tra il Dirillo e l’Irminio come un Eden, una sorta di Arcadia in cui la ricchezza di acque e il clima mite favorisce colture di ogni sorta e allevamenti da cui le popolazioni locali traggono vita e sostentamento. A questo Eden le popolazioni dell’antichità hanno sempre guardato e le coste da cui si dipartivano le rotte verso tutta l’ecumene allora conosciuta sono state battute in ogni epoca da vascelli e vascelletti, amici e nemici e da esse sono partiti per il mondo, fino all’altrieri, canapa, granaglie, vino e pietra pece grezza e lavorata.
Ed ancora Scerra sulla costa iblea racconta
“Agli estremi opposti di questo territorio che limitiamo tra l’odierna Scoglitti e, poco più ad est di Pozzallo, all’area di S. Maria del Focallo stanno due tra i più importanti scali attivi tra medioevo e postmedioevo: quello di Cammarana-Scoglitti e quello di Pozzallo con il primo che eredita le tradizioni marinare dell’antica Camarina la cui vocazione mercantile, negli ultimi anni, è stata sottolineata dalla scoperta di porzioni del porto dell’antica colonia greca e da una straordinaria messe di ritrovamenti subacquei – racconta ancora Scerra – tuttavia qui il mare tanto generoso è stato per gli archeologi, quanto “color del vino” per gli antichi naviganti che spesso vi fecero naufragio. Un ufficiale inglese, William Henry Smith, che tra il 1814 e il 1816 eseguiva un rilievo delle coste siciliane a proposito della baia di Cammarana ne sottolinea la pericolosità e ci informa che la chiesetta dedicata alla Vergine, già Tempio di Atena dell’antica colonia greca, era colma di ex voto e di cime di vascelli dedicati da chi si era salvato nel tentativo di approdare alla baia”. Stesso racconto da Paolo Orsi, quasi un secolo dopo. Questa descrizione della costa iblea è solo una parte di un lavoro datato, dallo stesso archeologo Saverio Scerra, nel 2009.
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