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La Bassa Ispicese sott’acqua. Continua l’emergenza mentre le colture marciscono. FOTO e VIDEO

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Quando la solidarietà e l’autotassazione superano la burocrazia e le inefficienze di soggetti istituzionali che avrebbero dovuto intervenire con celerità per salvare coltivazioni in avanzato stato di produzione e territori dalla devastazione dell’acqua. Il caso investe la Bassa Ispicese dove gli agricoltori, in una vasta area di oltre 200 ettari, dopo la calamità del Medicane Helios del 9 e 10 febbraio scorsi, si sono trovati a contare le perdite, peraltro ingenti, e per recuperare le aree danneggiate si stanno autotassando. E’ di oggi il reportage dell’Agi che definisce questa area dell’Ispicese l'”Olanda di Sicilia”.

La denuncia su ritardi ed inefficienze

“La Regione latita ed i cittadini sono costretti a autotassarsi perchè i terreni delle cosiddette ‘acque basse’ di Ispica sono ancora allagati e le pompe non sono in grado di prosciugare l’acqua che li ha invasi con l’alluvione. Le contrade Pantano, Margio e Marza sono oggi in ginocchio per manutenzioni non effettuate, occlusioni di canali e scelte tecniche perlomeno ‘discutibili’. Il dato di fatto è che, gli abitanti e chi ha aziende agricole nella zona, si sono dovuti autotassare per avere il carburante necessario a mettere in funzione le pompe, e oggi continuano a vivere una emergenza fatta di rimpalli di responsabilità e interventi inadeguati – sottolinea l’Agi nel suo reportage – tre gli enti che dovrebbero occuparsi del territorio, l’Autorità di Bacino, il Consorzio di Bonifica, entrambi enti regionali, e marginalmente il Comune di Ispica, ognuno per i compiti specifici di competenza”.

Lo stato dei luoghi e gli interventi in corso.

Il canale consortile ha superato gli argini e l’acqua che doveva sboccare in mare è risalita nei terreni perché manca un sistema di chiuse a protezione dei terreni, e le pompe idrovore sono state in parte inutilizzabili. Cinque sono le pompe del Consorzio di bonifica che opera nell’area: due, una elettrica e una diesel ancora sott’acqua, sono collocate al Pantano Gariffi. Se l’acqua non si assorbe, i tecnici non possono procedere alle verifiche e le pompe non potranno tornare in funzione. La capacità è di circa 300 litri al secondo per ognuna ma evidentemente servirebbe innalzarle per evitare la cronica sommersione che le rende inutilizzabili, come già avvenuto nell’inondazione del 2019. C’è poi la “stazione di pompaggio” che ha 4 pompe a cui se ne è aggiunta una quinta diesel fornita in emergenza dalla Protezione civile. Tre di queste sono elettriche e al momento spostano 300 litri al secondo ognuna; una è diesel ma spenta. Un problema tecnico che attende risoluzione dopo che anch’essa è finita sott’acqua. E quella della Protezione civile, anch’essa diesel è spenta perché manca il carburante.

Chi deve affrontare le spese per istituto e chi, invece, le affronta realmente mettendo le mani in tasca.

“A quanto apprende l’Agi, in una recente riunione in prefettura, il Consorzio di Bonifica si era fatto carico di anticipare il gasolio per il funzionamento della pompa per tutta la durata dell’emergenza per poi ricevere il rimborso dalla Regione tramite la Prefettura. Il risultato è stato però che ‘per garantire il funzionamento della pompa è dovuto intervenire il nostro presidente con del gasolio messo a disposizione dal Sindaco – da dichiarato all’Agi il portavoce del ‘Comitato canali sicurezza e territorio’, Fabrizio Bucarelli – dopo un paio di giorni di uso di gasolio del Consorzio abbiamo dovuto fare una colletta all’interno del Comitato per supplire all’inefficienza del pubblico. Fino a ieri c’è stata una fornitura del Comune di Ispica che però ora è terminata. Aspettiamo risposte dal Comune che è al corrente della situazione”.

Le paure per un ritorno del maltempo ci sono eccome. La solidarietà per fronteggiare l’emergenza.

“Nelle cosiddette ‘acque basse’ di Ispica, si dorme con un occhio solo, nella preoccupazione che la situazione possa peggiorare. Tutti si sono dati da fare, chi ha messo in funzione i propri mezzi agricoli, chi ha dato una mano alle famiglie più colpite per rimettere in sesto aziende e abitazioni. Siamo tutti pronti a collaborare ma bisogna intervenire in fretta intanto per rendere utilizzabili le pompe già presenti e nel medio termine, per verificare la mappatura dei canali e delle saie e creare una chiusa che possa bloccare il reflusso dell’acqua che non sfogando in mare ritorna nei campi, oltre al fatto che alcune delle pompe andrebbero collocate in modo da non finire sott’acqua ogni volta. Nel tempo, si sarebbe anche ridotta l’area in cui insisteva un bacino di “riserva d’acqua a fini irrigui” opera importante che dava sfogo a una parte delle acque contenendole”.

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