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RIFORMA ELETTORALE: PROBLEMA TECNICO O POLITICO?
16 Giu 2012 20:07
L’approvazione della riforma elettorale è un problema tecnico o politico? Come dice qualcuno, è la paura dei parlamentari a non essere rieletti in un sistema che rivede gli uomini predominare sulle decisioni dei partiti, in una democrazia diretta, quindi il problema non è né tecnico, né politico, ma solo, come diceva F. Guicciardini, del particulare che predomina sul sociale?
Crediamo che i cittadini siano interessati poco al particulare, se le cose stanno così, o anche questo è una delle piaghe del sistema che dà spazio all’antipolitica?
Per ritornare alla riforma, siamo consapevoli, come è stato detto in una trasmissione televisiva, che il problema sia politico, in quanto i tecnici lo risolverebbero in 24 ore.
Riforma elettorale al centro delle infinite discussioni del tavolo politico al governo ma risoluzioni zero.
Certo è che le preferenze debbano ritornare: è giusto che i cittadini decidano singolarmente chi votare in un sistema democratico. E ’stato nefando trovarsi con persone non volute ma subite anche al governo. Si deve sapere chi va, e perché in base della decisione popolare: questo non è populismo ma democrazia diretta, conquistata con rivoluzioni popolari e con sangue. Non si può ritornare indietro: sarebbe un sacrilegio.
Pensiamo che altro motivo di allontanamento dei cittadini dalla politica e dai partiti sia stata anche questo sistema elettorale, definito da chi lo ha votato: una porcata.
L’antipolitica si basa su contatti diretti su persone fisiche che convincono con il loro criticare, distruggere il sistema, con il populismo di bassa lega, senza proporre alternative, solamente critiche e distruzione. La gente vede, per lo più, persone vicine al loro pensiero, e poche volte si rendono conto che è un bluff, un parlare senza costruire un’alternativa allo stato attuale.
Per quanto detto si auspicherebbe una velocità nelle decisioni politiche, perché la lentezza non è un guadagno per il paese, per la società civile, ma solo un prender tempo che allontana sempre più dalla politica, che deve essere anche azione per un miglioramento collettivo.
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