“W NIATRI”, CON FABRIZIO FERRACANE, DANIELE PILLI, MICHELE RIONDINO CHIUDE LA III EDIZIONE DI TEATRO APERTO.

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 Di “casuale ed esplosiva alchimia” parla Camilleri riferendosi al lavoro teatrale W Niatri e certamente solo una ” esplosiva alchimia” ha potuto rendere possibile la stesura  di un testo  così complesso – a tratti non immediato, scavato come un parlare dal di dentro di tre coscienze – che si sviluppa  su piani diversi dentro una  unità narrativa che non viene mai meno grazie alla estrema  bravura dei tre attori, anzi dei quattro attori, perché il sapiente gioco delle luci di Luigi Biondi  si è trasformato anch’esso in parola: una scrittura parallela a quella intensa, asciutta, originalissima di Linda Dalisi.

 W Niatri racconta di tre esistenze che, in una qualunque strada di un qualunque paese del sud, consumano la loro quotidiana esistenza fantasticando sulla possibilità dei loro sogni. Uccio, il più ingenuo  che aspira a superare una selezione di calcio; Andrea  che culla i suoi sogni d’attore; Mimmo, forse il più fragile, che, fortemente ancorato  a quel territorio che  gli dà  identità, non può” liberare” i suoi amici perché  nessuno  di loro  può o deve andare via; nell’infinita solitudine dell’io, l’uno ricava esistenza dall’essere accanto all’altro e in fondo la fuga è sempre  possibile anche se solo  attraverso il conforto del sogno-rifugio.

Una rete da calcio li  separa dal  pubblico che  li osserva vivere la loro giornata  mentre nell’azzurro di una lavagna luminosa che fa da fondale i  loro pensieri inespressi si  materializzano in parole incise come fossero graffiti. É una  rete a maglie larghe quella che  divide la realtà della strada  dall’oltre, un intreccio di fili e di nodi  che dà la sensazione dolorosa di  una gabbia o di una prigione e  che di fatto separa  la vita reale dalla possibilità del sogno.

 Risate amare a volte  accompagnano i  momenti della narrazione, amare  come amara è la vita  della strada. Nell’animo dello spettatore un’inquietudine che lentamente si fa tensione e spasmodica attesa di un  qualcosa che deve  accadere.

Alla fine  resta un senso di impotenza quasi  di delusione  per la mancata catarsi finale:  nella rappresentazione della vita si parteggia sempre per il perdente. Ma proprio per questo lo spettacolo, bello ed emozionante,  resta dentro, perché ha parlato ad ognuno della propria rete, del proprio oltre, dei propri sogni. Uno spettacolo da vedere, ma anche uno spettacolo che si vuole rivedere, certi che  persi dietro la magia di una gestualità che si fa danza,  di un rallenty che ipnotizza, di una musica e di un movimento di luci  che sottolineano  e danno  intensità alla parola non detta, si abbia ancora qualcosa da scoprire.

 

 

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