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Chalet Sabir a Donnalucata, il Tar decreta che si possono proseguire i lavori. Legambiente non ci sta
17 Giu 2021 14:27
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Il Tar ha deciso: i lavori dello chalet Sabir a Donnalucata possono proseguire. Il Tribunale Amministrativo ha rigettato i ricorsi presentati da Legambiente e ha stabilito che i lavori di realizzazione dello chalet possono proseguire, in modo da consentire all’attività di essere operativa entro metà luglio.
Ma Legambiente non ci sta e ha commentato così la notizia:
“Legambiente, costituendosi in giudizio “ad opponendum” al TAR con l’associazione Ainlu Kat, e la ditta GRG di Ragusa Giorgio & C ha inteso innanzitutto portare le ragioni della tutela ambientale della spiaggia. Nell’ordinanza, con la quale il TAR concede la sospensiva e fissa la data dell’udienza definitiva al 15 dicembre 2021, abbiamo registrato due fenomeni a nostro parere molto singolari, che riteniamo indispensabile mettere in risalto. Da una parte, il Collegio ha ritenuto di dover approfondire la questione naturalistica autonomamente e senza l’ausilio di esperti (come richiesto da noi e da altro ricorrente), addirittura sostituendosi alla Soprintendenza nella valutazione di alcuni aspetti ambientali.
Molto di più, l’Ordinanza ha confermato l’orientamento già emerso, in ordine alla prioritaria tutela dell’iniziativa economica rispetto alla tutela di un bene paesaggistico e naturalistico, ritenendo paesaggio e natura ripristinabili. Si tratta di un principio estremamente pericoloso perché afferma una inversione delle priorità nel bilanciamento degli interessi finora espresso dalla giurisprudenza, dove gli interessi economici erano sempre stati ritenuti secondari. Peraltro: gli interessi economici di chi?
Appare curioso che un Collegio si sbilanci in considerazioni economiche che riguardano una singola impresa, trascurando, per evidenti incompetenze in materia, l’economia di altri soggetti direttamente o indirettamente coinvolti nella vicenda, come gli operatori dell’ospitalità di Donnalucata, che per certi versi potrebbero essere danneggiati dalla scomparsa o la compromissione di una spiaggia libera in posizione centrale. Infine, la costituzione in giudizio del Circolo locale di Legambiente è stata resa necessaria dalla mancata procedura partecipativa che si sarebbe dovuta verificare all’atto dell’approvazione del Piano Spiagge, che invece a Scicli ha seguito una strada diversa”.
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