Dalla prevenzione alla paralisi. È su questo corto circuito che si accende lo scontro sulla sanità in provincia di Ragusa, dopo la denuncia durissima lanciata dal comitato Articolo 32, che chiede la rimozione immediata dei vertici dell’azienda sanitaria. Al centro del caso, una vicenda che mette in discussione l’efficacia stessa dei programmi di screening. L’ASP […]
UN TECNICO… PER TUTTE LE STAGIONI?
05 Ott 2011 21:20
Si sa la politica non gode di grande fortuna da un bel po’ di tempo a questa parte ed allora spesso “la politica”, specialmente per assumere decisioni particolarmente delicate, designa dei tecnici in modo da compensare con “l’autorevolezza della scienza” la declinante “autorevolezza della scelta” politica. Ovviamente per quanto mi riguarda si tratta solo di una constatazione non certo di un auspicio, sono di quei pochi sopravvissuti che ancora ritengono che le “scelte” sono sempre e comunque “politiche” a prescindere da chi provengono!
Ma tant’è l’utilizzo dei “tecnici” è consuetudine consolidata da molto tempo per quanto riguarda il Ministero dell’Economia nel quale abbiamo visto alternarsi Ciampi, Tremonti, Siniscalchi, Padoa-Schioppa e poi ancora Tremonti.
Personalità di prima grandezza, ma che scontano una qualificazione troppo generica del Ministero che hanno guidato rispetto alle competenze specifiche di ciascuno di essi.
Da molti anni infatti l’accorpamento in un unico Ministero delle competenze dei vecchi Ministeri del Tesoro, del Bilancio e delle Finanze ha creato un “concentrato di competenze” che rende arduo trovare un “tecnico onnicomprensivo”, tanto è vero che nel recente passato un economista di grande esperienza sia internazionale che nazionale come il compianto Padoa-Schioppa ha sentito l’esigenza di affiancarsi un tributarista come Visco.
Tremonti, “tecnico” in Diritto Tributario, già “Reviglio boy” (così erano chiamati i giovani collaboratori di cui si era circondato il famoso Ministro delle Finanze dei governi dell’era craxiana), già Ministro delle Finanze del primo governo Berlusconi nel 1994 (dopo il salto dal Patto Segni a F.I.), ad inizio legislatura ha profuso il suo impegno in un settore a lui congeniale: abolizione totale dell’ ICI anche per gli immobili di lusso, rimpatrio dei capitali esportati all’estero (con risciacquo a prezzi stracciati: 5%), anche esprimendo una certa fantasia con la Robin Hood Tax (che in verità è una Sceriffo di Nottingham Tax) etc. E come tutti i fiscalisti che si rispettino ha puntato tutta la sua attenzione “all’estetica dei numeri” (tenere i conti in ordine grazie ai tagli lineari).
Non mi voglio addentrare in discussioni relative all’opinabilità delle scelte effettuate da Tremonti nella fase iniziale della legislatura, chi mi conosce sa che ho una visione molto diversa delle priorità sociali ed economiche rispetto a quelle che guidano le scelte di Tremonti, ma di questo parleremo un’altra volta.
Quello che qui mi interessa è far emergere che in quel contesto in fondo il Ministero dell’Economia era principalmente impegnato sul fronte della Finanza e in questo terreno il nostro ministro si è mosso a suo agio, non solo, ma le profonde diversità di vedute tra liberisti alla Martino, fautori di economia sociale come gli ex AN, federalisti-secessionisti come i leghisti venivano tenute a freno dall’autorevolezza del “tecnico” che “teneva i conti sotto controllo” (più o meno). I dolori son cominciati quando scoppiata la crisi!
Quel cambiamento imponeva che si abbandonasse l’economia “formale” dei numeri di bilancio per passare all’economia “reale” della produzione e del lavoro, dei mercati e dei consumi….. Il nostro ministro,cui certo non difetta l’autostima, invece di affrontare la realtà ha dapprima cercato di esorcizzare la crisi negandola per poi accanirsi continuando a produrre pseudo-soluzioni da “tecnico” dei tributi.
I “tecnici” per definizione sono specialisti di settore, non sono buoni per tutte le “stagioni”, quella potrebbe essere al massimo una “dote della politica”!
Provate a portare ad aggiustare il telefonino guasto a un “tecnico” ma di cucine a gas!
Ed ecco scoperchiarsi il “vaso di pandora”, da un lato per la prima volta tutte le parti sociali (sindacati, associazioni di categoria, datori di lavoro, associazioni di consumatori) protestano insieme contro le misure del governo, dall’altro non più zittite dall’autorevolezza della scelta “tecnica” tutte le diversità “politiche” della maggioranza hanno scatenato il balletto dei mille provvedimenti annunciati al mattino e ritirati la sera….. e intanto gli investitori internazionali sull’onda dei movimenti speculativi ci abbandonavano al nostro destino…..
I risultati si vedono e, ahimè, si toccano con mano: 2/3 manovre fiscali, ma nessun provvedimento per il rilancio dell’economia; con il risultato che l’Italia è la nazione che continua a crescere di meno in Europa (eccezion fatta per la Grecia), oramai a rischio di “recessione” e con la spada di Damocle della necessità di ulteriori sacrifici fiscali poiché se la produzione non cresce lo stato incassa di meno.
Perché non si pensi che il mio sia un problema di pessimismo personale la Fitch ha previsto un incremento del PIL in Italia di 0,2% nel 2012 e di 0,6% nel 2013; con questi ritmi di crescita sarà un problema serio pagare gli interessi sui titoli di stato al 4 o al 6%, poi per quello che riguarda più specificamente noi meridionali significa che se la crescita media dell’Italia sarà così bassa il mezzogiorno sarà presto in recessione (Confindustria Sicilia paventa che la nostra isola lo sia già)!
Adesso finalmente siamo in paziente attesa del famigerato “decreto sviluppo”.
La domanda sorge spontanea: quali decisioni “salvifiche” ci possiamo aspettare da un “tecnico di un’altra materia” per di più espressione di una maggioranza che in campo economico è una torre di babele?
© Riproduzione riservata
Invia le tue segnalazioni a info@ragusaoggi.it