Angelo Aliquò firma “Corrispondenze”: l’epistolario impossibile che scuote la contemporaneità

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Autore di quattro libri e manager della sanità dalle grandi qualità, Angelo Aliquò ama la terra iblea quanto se stesso dopo essersene innamorato per la lunga, anche se a due riprese nel tempo, attività gestionale della sanità ragusana. Nello scorso fine settimana è stato ospite di ExtraVolume invitato a presentare la sua ultima fatica (che fatica non è per lui!), la quinta in ordine di tempo, pubblicata con la casa editrice ragusana Abulafia dal titolo “Corrispondenze”. Quattro romanzi negli ultimi dieci anni. Nel 2016 “Carta, forbice e pietra” (Kimerik); nel 2017 “Eri con me” (prima con Kimerik e poi con Abulafia); nel 2018 “L’amore a prescindere” (Nicolò Edizioni); nel 2019 “Vita di Milo” (Operaincerta Editore). “Corrispondenze” è l’ultimo volume della colla “Storie Storte”. La prefazione è di Pippo Digiacomo che rende il lavoro nella sua originalità. “Corrispondenze” di Angelo Aliquò è un epistolario impossibile nel quale si scambiano lettere i personaggi più disparati e improbabili. Le lettere diventano le occasioni per riflettere sui grandi temi dell’esistenza: la legge, la politica, la morale, l’arte, l’amore, la religione. Gli argomenti sono legati agli autori delle lettere, a quello che questi sono stati e hanno rappresentato durante la loro avventura umana ma, in realtà, sono soprattutto proiezioni dell’autore, del suo modo di vedere lo stato delle cose – scrive Pippo Digiacomo – gli accostamenti sono volutamente stridenti: Napolitano e il cardinale Martini, Giovanni Meli e Voltaire, Berlinguer e Almirante, Pannella e Berlusconi, Sciascia e Messina Denaro, e il commovente epistolario tra Hemingway e Vincenzo Rabito. Aliquò si fa portatore di una visione dura e risentita della nostra contemporaneità, anche se lo scatto ironico della sua scrittura accende un bagliore nel buio livido e il discorso si alleggerisce riuscendo ad essere raffinato e divertente. Ma questo libro è anche un atto d’omaggio ad alcuni grandissimi personaggi della nostra contemporaneità, fondamentali nella nostra formazione etica e culturale, tutti scomparsi e tutti rimpianti: si sente, forte, un sentimento di vuoto incolmato e, forse, ahinoi, incolmabile. Finalmente un lavoro originale!”

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