BRUGINE. Ha messo a segno una sfilza di truffe incassando 250 mila euro in totale, nonostante fosse sottoposto a sorveglianza speciale in Veneto, lontano dalla “sua” Sicilia. Ancora, ha ottenuto un (finto) contratto di lavoro per poter girare liberamente e svolgere la sua attività criminale anche presentandosi come un alto magistrato del Palazzo di Giustizia di Padova.
E poi, beffando e raggirando persone che avevano grane con la giustizia, sempre fingendosi esponente delle forze dell’ordine o dipendente degli uffici giudiziari, è riuscito a ottenere fascicoli e documentazione in tribunale per poi farsi pagare le sedicenti consulenze o i colloqui con i magistrati (mai svolti). Un genio della truffa? Non c’è dubbio per Giorgio Covato, 37enne di Scicli e domicilio temporaneo a Brugine: in carcere dall’agosto scorso, ora l’inchiesta del pm Federica Baccaglini si avvia a chiusura. E si fa più chiaro il quadro delle accuse raccolte grazie agli accertamenti dei carabinieri di Legnaro guidati dal luogotenente Giovanni Soldano.
L’usurpazione di titoli. Sfacciato, criminale e millantatore. Di volta in volta agente di polizia, finanziere, carabiniere o alto magistrato del Palazzo di Giustizia di Padova come si qualifica il 5 aprile scorso quando si presenta nel B&B Casa Carlotta, a Sant’Angelo di Piove, accompagnato da una bellezza mozzafiato romena 25enne: Covato chiede di pernottare due notti, ma ne paga una sola. E, fregiandosi della stessa qualifica, frequenta una pizzeria da asporto a Brugine facendosi cambiare assegni e chiedendo in prestito 60 euro. Mai restituiti.
Beffa ai giudici. La sorveglianza speciale viene applicata di regola con l’obbligo di dimora. Ma Covato, abilissimo, nel luglio 2016 sbandiera davanti ai giudici ragusani il contratto di lavoro stipulato con una ditta di Vedelago (pure raggirata) potendo così muoversi senza restrizioni. Poco dopo riesce pure a spuntare con il tribunale di Catania un affidamento ai Servizi sociali per evitare la condanna detentiva (1 anno e 8 mesi) con la scusa di aprire una partita Iva.
Le truffe. Grazie al passaparola arrivano i clienti che s’affidano a lui, pronto a vantare speciali rapporti con i “colleghi” delle forze dell’ordine e con i magistrati tanto da aggirarsi con sicurezza tra gli uffici del tribunale di Padova. E «forte della sua capacità di ingannare, carpisce notizie dagli impiegati» scrive il gip Mariella Fino nell’ordinanza che lo ha spedito in carcere. Notizie che poi utilizza con le vittime per farsi pagare. Finge addirittura di entrare nello studio di un giudice, nascondendosi nell’anticamera, per rassicurare che lui conosce tutti e può risolvere tutto. Tra le vittime, i genitori dell’ex compagna Daiana Barbin , 33 anni di Brugine (indagata e con l’obbligo di dimora) che si sono ritrovati alle costole banca Compass: risultavano non aver saldato le rate relativi a prestiti per 43 mila euro. Giorgio Covato, spacciandosi pure con loro per un ufficiale di polizia giudiziaria della procura, aveva fatto firmare alla coppia carte in cui risultavano beneficiari di prestiti.
Prove inquinate, dati processuali falsificati, giudici e pubblici ufficiali ingannati. E il danaro? Trasferito su conti collegati a carte post-pay intestate a “terzi” e velocemente svuotati. «I magistrati di Sorveglianza di Ragusa», scrive il gip Fino, «non applicando la misura dell’obbligo di soggiorno gli hanno dato, con la libertà di movimento, la possibilità di continuare a delinquere dove non era noto e segnalato».
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