IL PIANO PAESISTICO DIVIDE LA CITTA’ DI RAGUSA?

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Prosegue l’azione del sindaco Dipasquale diretta a contrastare il piano paesistico. La convocazione del consiglio comunale in adunanza aperta è stata un ulteriore, chiaro segnale della mobilitazione civile che si sta cercando di organizzare. Dipasquale, in apertura di assemblea, manda messaggi  mirati ai principali responsabili, a suo avviso, di una campagna diffamatoria e mistificatrice che colpisce soprattutto l’economia del territorio ibleo. I riferimenti sono ovviamente a Legambiente e alla compagine dei cosiddetti ecologisti, che “pur di arrivare al loro scopo hanno chiamato in causa perfino l’Unesco”.

“Una mossa scorretta – afferma il sindaco –; c’è chi vuole mummificare un territorio e per far ciò ricorre a tutti i mezzi, nascondendo la realtà dei fatti. Nel nostro territorio ci sono sempre state le trivellazioni per esempio, e non mi risulta che l’UNESCO si sia fatta indietro”. Nel suo intervento Dipasquale ha fatto il punto della situazione, divenuta ancora più urgente a causa dell’ennesima rivoluzione alla regione. “Metteremo sotto torchio il nuovo assessore per ottenere risposte concrete. Ma non rimarremo ad aspettare, se le condizioni prospettate non staranno bene al nostro comune è già pronta una protesta che coinvolgerà l’intero apparato produttivo ragusano. Una cosa è certa – conclude – ci faremo sentire. Riteniamo di avere subito un affronto e andremo avanti nella difesa degli interessi dell’intero territorio comunale”.

Il sindaco ha poi chiamato in causa i tecnici, che hanno cercato di spiegare gli effetti che provocherebbe l’eventuale adozione del piano paesistico sul territorio ragusano. Da un confronto tra il prima e il dopo l’approvazione del piano si evince che gli ettari vincolati passerebbero da 12.009 a 39.705, coprendo quasi 90% territorio comunale. Secondo la relazione i danni all’attuale economia sarebbero disastrosi: solamente nelle zone a vincolo 3, quello più restrittivo, ricadono ben 67 aziende agricole ragusane. Aziende per le quali non è più possibile pensare ad una strategia imprenditoriale poiché vigerebbe innanzi tutto un vincolo assoluto di in edificabilità. Nel lungo dibattito che ne è scaturito si sono succeduti politici e rappresentanti delle principali attività produttive. La linea di chiusura nei confronti del provvedimento adottato dalla regione è comune a tutti. Ciò che è mancato, essendo un consiglio comunale e non un convegno organizzato, è il contradditorio, ovvero i favorevoli a questo piano. Se paragoniamo gli interventi forti, appassionati oltre che del sindaco anche dell’On. Incardona o dell’On. Ragusa, appare timida e sommessa l’apparizione del consigliere Calabrese,  relegato a fine serata. Le questioni sono due, o Ragusa è pressoché compatta nella protesta verso l’assessorato regionale o, chi dovrebbe difendere il buon operato della sovrintendenza si è defilato, magari già consapevole dell’inefficacia dell’azione di protesta capeggiata da Dipasquale. (Laura Curella)

 

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