Viviamo momenti di grandi fermenti sociali, che si accompagnano all’azione del nuovo Governo retto dal prof. Monti, con i suoi provvedimenti fortemente penalizzanti delle classi medio-basse, ma con le innegabili spinte innovative legate ad una indubbia azione riformatrice, sia pure a volte blanda e soggetta agli umori precari dei partiti che lo appoggiano .Una azione riformatrice che però, è onesto riconoscere, si scontra con gli atavici egoismi delle corporazioni sociali, fortemente arroccate sui loro privilegi, e con la difficoltà della politica e dei partiti ad assecondare i processi di cambiamento necessari per il paese.
Termini come spread, disavanzo di bilancio, lotta all’evasione, riforma del mercato del lavoro, modifica dell’art.18,credit crounch del sistema bancario, Banca centrale europea, sono entrati in modo travolgente nel dibattitto pubblico e privato, diventandone temi centrali, ma alla base emerge però una povertà dilagante, con la difficoltà di far quadrare i conti, con la progressiva scomparsa della classe media, e soprattutto con un senso crescente di insicurezza e un forte stato depressivo, che penalizza qualunque prospettiva di ripresa dell’economia.
Bene fa il prof. Monti a iniettare dosi di ottimismo in dichiarazioni pubbliche e negli incontri con i partner europei, e d’altronde non si puo’ negare, salvo a voler essere demagoghi o sterilmente faziosi come le forze politiche che in atto si pongono all’opposizione, che il nuovo Governo ha consentito su scala europea e mondiale un forte recupero di credibilità e dignità per il nostro paese, dopo i rovesci d’immagine e di considerazione degli ultimi mesi. E la stessa progressiva diminuzione del differenziale fra i titoli del debito pubblico italiano e tedesco , il cd spread, è il segno di una maggiore fiducia che i mercati internazionali manifestano verso l’Italia, tanto più importante ove si pensi che una semplice riduzione dello 0,5 equivale, secondo gli economisti, a sette /otto milradi di euro, pari ad una intera manovra.
Non si possono nondimeno negare alcune distorsioni dell’azione del Governo Monti, almeno nella prima fase, quella del decreto” Salva – Italia” o il ritardo, che si spera venga presto colmato, in ordine all’assunzione di alcune misure segnalate come indifferibili da parte di autorevoli economisti e della migliore stampa . Ognuno ha la sua ricetta in proposito , e numerosi sono i suggerimenti da dare, ma non vi è dubbio che, fra le misure avvertite come ingiuste o maggiormente penalizzanti, vi rientra a pieno titolo l’aumento delle accise sui carburanti, causa di molte proteste da parte di categorie sociali ed economiche particolarmente colpite, negli ultimi tempi sfociate in forme anche aggressive e forti, con ulteriori disagi per tutti i cittadini.
L’aumento delle accise, su livelli fortemente superiori alla media europea, era motivato in origine a dicembre dalla necessità di far subito cassa, per evitare la caduta nel baratro da parte delle finanze pubbliche. Però mai come questa volta si e’ manifestata come misura odiosa ed iniqua , che provoca nefasti effetti inflattivi , legati all’aumento dei costi del trasporto e quindi dei vari prodotti, recessivi , perche’ induce ad una diminuzione dei consumi,e del tutto depressivi, con un numero crescente di cittadini disperati nell’essere costretti a rinunziare anche a momenti legati all’evasione o gravati da maggiori oneri nel lavoro.
E appare giustificata l’obiezione mossa ad un Governo di Tecnici, cui si chiede una maggiore fantasia nell’adozione di misure di riduzione del deficit pubblico, e non l’abituale ricorso all’aumento dei carburanti, un dejà vu da 40 anni a questa parte.
L’aumento delle accise ha ispirato le forti proteste del movimento dei Forconi e di Forza d’Urto nelle ultime settimane, e crea nei cittadini uno sconcerto e uno sgomento via via crescente, che potrà sfociare anche in forte rabbia sociale.
Adesso, se e’ vero che si parla di restituzione ai cittadini onesti di parte dei proventi dell’evasione , perche’ non si pensa ad un utilizzo virtuoso sulle accise che gravano sui carburanti, che riporti il prezzo alla media europea? Sarebbe un bella iniezione di ottimismo, con una netta inversione di tendenza rispetto alle inveterate abitudini dei governi precedenti.
Oggi la ripresa dell’economia, al di la dei provvedimenti adottati o in via di assunzione da parte del Governo Monti, è legata soprattutto ad una ripresa di fiducia nei cittadini, ad una uscita dal tunnel della depressione e disperazione in cui sono caduti milioni di italiani, e una misura del genere sicuramente sarebbe virtuosa e dirompente ....E’ auspicabile che ci rifletta attentamente il prof. Monti......ne uscirebbe anche un bel recupero di immagine, dopo le incertezze di linguaggio degli ultimi giorni.
Altra questione, legata alle manovre necessarie ancora da adottare per la riduzione dell’enorme deficit pubblico, causa prima della crisi italiana, riguarda il tema dell’abbattimento dello stesso, attraverso una virtuosa cessione di pezzi del patrimonio pubblico. E’ una esigenza avvertita dagli esperti e dai più accreditati economisti. D’altronde, se si abbatte lo stock del debito pubblico in maniera significativa, non si ha bisogno di ricorrere al mercato dei bond e quindi non si contrae ulteriore debito e non si pagano interessi. Stime attendibili sulla parziale dismissione del patrimonio pubblico segnalano una riduzione del deficit di almeno 300/400 miliardi di euro, che portano il rapporto con il PIL nella media virtuosa dei trattati europei. Sul come fare e procedere, senza necessariamente svendere il patrimonio pubblico, gli esperti segnalano alcune soluzioni praticabili , la più virtuosa delle quali passerebbe attraverso la costituzione di un fondo pubblico, cui conferire pezzi del patrimonio mobiliare ( azioni di Eni, Enel per es. ) e immobiliari, con quote da collocare ,anche forzatamente, presso investitori istituzionali e retail , in attesa di procedere alla normale dismissione del patrimonio conferito. Si avrebbe una immediata liquidità , unitamente ad un lasso di tempo che conceda respiro nella dismissione dei cespiti a prezzi corretti di mercato. E’ strano che nell’agenda governativa il tema delle dismissioni di parte del pubblico patrimonio non rivesta una importanza prioritaria, e non appaia urgente.
D’altronde la stessa natura di governo tecnico, legato ad una specifica contingenza e ad un ristretto orizzonte temporale, dovrebbe indurre ad avere una maggiore sensibilità verso l’esigenza, da tutti avvertita, che l’enorme deficit pubblico , oltre che sul versante della fiscalità, si possa e si debba ridurre anche con la vendita di qualche gioiello di casa, che recuperi risorse da utilizzare per la crescita, unitamente a quelle derivanti dalla meritoria e necessaria lotta all’evasione fiscale.
Sono delle riflessioni che, con la massima umiltà, portiamo all’attenzione dei lettori, con la speranza che siano fatte proprie dallo stesso prof. Monti e dall’ottima squadra dei suoi collaboratori.
Sperare non costa nulla......e può segnare l’inizio del percorso di uscita dal tunnel...
di Sebastiano D'Angelo