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VITTORIA TRUMP, L’ANALISI POLITICA DELL’EX SINDACO DI MODICA, PIERO TORCHI
09 Nov 2016 14:05
Dopo l’elezione di Trump a presidente degli States, sono numerosissimi i commenti, le reazioni, le analisi politiche che si sono susseguite anche sui social, piazza virtuale in cui dibattere e confrontarci. Ci ha colpito quella dell’ex sindaco di Modica, Piero Torchi, che vi proponiamo (facendo una sorpresa anche a lui). Un’analisi attenta e al tempo stesso equilibrata, quella di Torchi, che già da tempo aveva previsto la possibile ascesa di Trump alla Casa Bianca, oggi a bocce ferme spiega il proprio punto di vista.
Eccolo: “Non c’è bisogno di grandi analisi, ne di sofisticati analisti, che pure impazzano sul web; basta fare due ragionamenti semplici.
1) la gente ne ha abbastanza di mogli, fratelli ed affini; lei era brava, ma non poteva essere sostenibile che negli ultimi 25 anni, per 16 di questi, la presidenza degli Stati Uniti fosse un affare del tinello di casa Clinton
2) La presenza ingombrante di trame oscure, poteri occulti, lotte di potere economico prima ancora che politico, allontana certa politica dall’umore e dal sentire popolare (vedesi a breve risultato referendum, a prescindere dal merito)
3) Il sostegno di ricchi e viziati cantanti, attori e celebrità non rafforza le candidature ma le rende odiose all’elettorato. Si può anche pagare per andare ai loro concerti, ma non si accettano lezioni di vita da chi vive in un mondo dorato distante anni luce dai problemi quotidiani di milioni di cittadini americani e non.
4) Al popolo interessano poco, anzi pochissimo, i grandi discorsi sull’economia globale, sulle strategie internazionali, sulle guerre lontane; interessa la ricetta, seppure populista ed approssimativa, per sbarcare il lunario, per fare andare avanti famiglie che non ce la fanno più, per consentire ai propri figli di proseguire gli studi e frequentare le costose università sempre più, soprattutto negli USA. ad appannaggio di una ristretta elite.
5) Il consenso non si trasferisce. Gli americani amavano Obama, detestavano la Clinton. hanno continuato ad amare Obama ed a detestare la Clinton. Un candidato è ciò che appare all’elettorato non l’immagine che altri, amati, vogliono rendere dello stesso.
Poche semplici ed opinabili affermazioni, che però immagino non troppo lontane dall’effettiva analisi di ciò che è successo, prima che politologi, sociologi e affini di tutto il mondo lo facciano dalle ovattate stanze di Mosca, New York, Parigi”.
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