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UOMINI E DONNE
24 Gen 2013 15:15
Il buon Oscar Wilde, tagliente e sagace, amava dire cose solitamente censurabili, almeno ai tempi in cui viveva. Ma le diceva con un gusto agrodolce così invitante da renderle quasi “normali”.
A proposito del rapporto fra l’uomo e la donna, uno dei luoghi più intricati dell’animo umano, gli dobbiamo alcuni degli aforismi più piccanti, cinici, soavi e insieme feroci che si ricordino.
Prendiamo ad esempio quello sulla pretesa di unicità che si porta nell’incontro con l’altro, specie quando ancora la passione detta i tempi e i modi della relazione:
“Gli uomini vorrebbero essere sempre il primo amore di una donna. Questa è la loro sciocca vanità. Le donne hanno un istinto più sottile per le cose: a loro piace essere l’ultimo amore di un uomo”.
Cos’altro aggiungere?
Oppure quel desolato ma, ancora, raffinato ritratto dell’innamoramento che, con rapide pennellate, scaraventa addosso ai cuori infranti, quasi a dirgli: te la sei cercata!:
“Un uomo può essere felice con qualunque donna purchè non ne sia innamorato”.
Oggi, probabilmente, avrebbe riscritto la cosa in modo che valesse anche per una donna, se solo avesse vissuto abbastanza da dare una sbirciatina alla liberazione dei costumi sessuali che dobbiamo tutti al ’68. Pur nella certezza che avrebbe gettato soda caustica anche su hippies e frikkettoni!
Naturalmente, se preso alla lettera il suo pensiero non è tutto fatalmente condivisibile. Ma, appunto, se preso alla lettera. Perché questo irlandese un po’ dandy e un po’ filosofo, che ha pagato sulla sua pelle l’omosessualità che bisognava nascondere, non amava essere preso alla lettera.
Il suo più famoso romanzo – Il ritratto di Dorian Gray – è lì a dimostrarcelo.
Che cos’è, in definitiva, quella storia di un ragazzo angelico, un poco androgino, piacentissimo alle donne e agli uomini, che poco per volta fa un patto col maligno per avere l’immortale giovinezza, se non un canto memorabile, struggente, romantico (si, proprio lui, che era un dandy….) all’amore e alla sua assoluta, irrinunciabile, costitutiva necessità?
La levigata, eterea bellezza di Dorian ha bisogno di un alter ego che si deformi, che marcisca, che contenga il male espunto dall’involucro.
Come il corpo patinato, declamato, asessuato del fitness contemporaneo ha bisogno che a pagare lo scotto del tempo, la pena della corruzione, sia la propria capacità di essere in una relazione vera, fatta di carne e di sangue, che pulsa di desiderio e di dolore.
Fosse vissuto in questi tempi votati agli integratori vitaminici dell’anima, Oscar Wilde si sarebbe divertito un mondo…
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