UNA PETIZIONE POPOLARE CONTRO L’IMMISSIONE NELLA RETE IDRICA DI ACQUA NON POTABILE

“Cristallizzare le responsabilità di un atto così controverso”, questo l’intento dell’associazione “Partecipiamo Ragusa” che martedì mattina ha lanciato una petizione popolare contro l’immissione nella rete idrica di acqua non potabile.

L’iniziativa ai sensi dell’articolo 8, comma tre, dello statuto comunale che garantisce ai cittadini, singoli o associati, di rivolgersi al Comune mediante la presentazione di istanze e petizioni. Proprio quest’ultima la scelta portata avanti dal movimento cittadino che da mesi propone iniziative contro l’emergenza idrica. La petizione consiste in una vera e propria domanda formale al Consiglio comunale o alla Giunta, sottoscritta da almeno 300 soggetti aventi diritto, per esporre comuni necessità e chiedere adeguati provvedimenti amministrativi.

“Si tratta di un atto al quale il Commissario dovrà rispondere necessariamente con un documento scritto – sottolinea il presidente di “Partecipiamo Ragusa” Marcella Scrofani – assumendosi quindi in prima persona le proprie responsabilità nei confronti dei cittadini danneggiati dall’ordinanza di immissione di acqua non potabile nella rete idrica comunale. Potrà anche optare per il silenzio assenso, in ogni caso dovrà rispondere del suo operato e della bontà o meno delle sue scelte”.

“Proporremo questa iniziativa con il porta a porta – continua il portavoce Concetta Camillieri – oltre che una stazione mobile in giro per la città che sarà un presidio permanente. Una volta raccolte le firme necessarie porteremo la petizione a Palazzo dell’Aquila pretendendo il rispetto dello statuto”.

L’associazione ritiene le scelte del Commissario sbagliate anche dal punto di vista amministrativo.

“Proprio la questione economica – sottolinea uno dei componenti di “Partecipiamo Ragusa”, l’ex consigliere provinciale Marco Dimartino – viene affrontata a nostro avviso in modo completamente errato. Quando abbiamo incontrato il Commissario Rizza abbiamo riportato una serie di semplici conteggi che dimostrano in modo lampante che attraverso le scelte portate avanti dall’amministrazione si stanno gettando le basi per un buco di bilancio enorme”. 

“Abbiamo chiesto al commissario se il comune intende far pagare ai cittadini il canone idrico per l’acqua non potabile immessa nella rete ma non abbiamo avuto alcuna risposta  – prosegue Dimartino – a parere di “Partecipiamo”, configurandosi tra il comune ed il cittadino un vero e proprio contratto a prestazioni corrispettive, si configurerebbe a carico dell’ente municipale una grave inadempienza contrattuale in ragione della quale non andrebbe riscosso alcun canone idrico, con gravi conseguenze per le casse comunali che, sempre volendo ragionare per difetto, potrebbe registrare mancati guadagni per circa 3.000.000 di euro. La scelta di immettere acqua non potabile, oltre che illogica, potrebbe gravare pesantemente sui futuri bilanci comunali.”

“Non capiamo perchè invece si continui a rifiutare l’ipotesi di affidarsi a depotabilizzatori come da noi proposto. Abbiamo contattato diverse ditte e l’onere per il comune sarebbe di massimo 60mila euro mensili considerando una quantità di acqua di circa 400 litri al giorno per 15.000 cittadini, quelli attualmente colpiti dall’emergenza idrica. Le ditte contattate si sono inoltre dimostrate disponibili a stringere un contratto per soli 18 mesi, il tempo tecnico che serve al comune per risolvere la questione attraverso le altre iniziative, a lungo termine, per adesso al vaglio della Rizza e del comitato tecnico”.

“Ci sembra che la questione non sia stata valutata con la dovuta attenzione – aggiunge il presidente Scrofani – probabilmente la partecipazione popolare non è vista di buon occhio”.

Nessuna novità invece per quanto riguarda la richiesta di accesso agli atti che “Partecipiamo Ragusa” ha presentato all’amministrazione.

© Riproduzione riservata

Invia le tue segnalazioni a info@ragusaoggi.it