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Un errore svela un capolavoro: da Roma a Modica, il segreto dell’affresco di San Paolo
20 Lug 2026 09:47
A volte basta una lettera sbagliata per cambiare la storia. È proprio da un dettaglio apparentemente insignificante che prende avvio la ricerca condotta da Valerio Petralia e Paolo Segreto dell’Associazione La Via delle Collegiate, nell’ambito del progetto del Cammino Mariano di Modica, dedicato alla valorizzazione delle chiese di San Pietro, Santa Maria di Betlem, Carmine e San Paolo.
Al centro dello studio c’è il grande affresco che domina la navata della chiesa di San Paolo, un’opera che per anni è stata identificata come Gloria della Madonna o Gloria di Maria. Un’attribuzione che oggi potrebbe essere rivista grazie a un particolare rimasto quasi inosservato: il piccolo cartiglio sorretto da un putto.

Sul cartiglio si legge oggi la scritta “GUSTOS CLEMENTIA MUNDI”, una formula che per lungo tempo è apparsa priva di significato. Gli studiosi dell’associazione hanno però ipotizzato che durante un restauro la lettera iniziale sia stata modificata accidentalmente: l’originaria C sarebbe diventata una G.
La dicitura corretta sarebbe quindi “CUSTOS CLEMENTIA MUNDI”, traducibile come “Clemenza, custode del mondo”.
È proprio questa correzione ad aver spalancato una porta inattesa sulla storia dell’opera.
Seguendo quella traccia, la ricerca ha condotto fino alla Roma del Seicento e a uno dei maggiori pittori del Barocco, Carlo Maratta, autore del grande affresco realizzato per Palazzo Altieri dopo l’elezione al soglio pontificio di Papa Clemente X, al secolo Emilio Altieri.
Il confronto tra l’opera romana e quella custodita nella chiesa di San Paolo ha restituito un risultato sorprendente: le due composizioni presentano una straordinaria corrispondenza iconografica.
L’impianto piramidale, la figura della Clemenza al vertice con lo scettro della Provvidenza e il ramo d’ulivo, le allegorie della Prudenza, della Giustizia e dell’Abbondanza, fino alle Quattro Stagioni rappresentate nella parte inferiore, seguono lo stesso schema compositivo.
Nell’affresco romano compare Gaspare Altieri con il gonfalone della famiglia; in quello modicano il personaggio perde invece i tratti dinastici, assumendo un volto anonimo, adattato probabilmente alla nuova destinazione dell’opera.

La scoperta offre anche uno spunto per rileggere il concetto stesso di “copia” nell’arte tra Sei e Settecento.
Riprodurre un’opera celebre non significava imitare passivamente un modello, ma appropriarsi dei linguaggi artistici più avanzati del tempo, dimostrando prestigio, disponibilità economica e aggiornamento culturale.
In questo senso l’affresco di San Paolo diventa la testimonianza di una Modica perfettamente inserita nei circuiti culturali del Mediterraneo e dell’Europa barocca.
La committenza della famiglia Ragazzi appare così espressione di una classe dirigente capace di dialogare con Roma e con i grandi centri della produzione artistica, portando in Sicilia modelli iconografici di altissimo livello.
La ricerca nasce all’interno del progetto del Cammino Mariano di Modica, che punta non soltanto ad accompagnare i visitatori lungo un itinerario religioso, ma anche a costruire una narrazione storica sempre più rigorosa del patrimonio cittadino.
Ogni opera può ancora custodire dettagli inesplorati, significati dimenticati e collegamenti con la grande storia dell’arte.
La scoperta apre oggi nuove prospettive di studio.
Resta infatti da comprendere perché un modello celebrativo legato a Papa Clemente X sia stato riprodotto proprio nella chiesa di San Paolo e se dietro questa scelta possano celarsi rapporti ancora poco conosciuti tra la Chiesa Madre di San Pietro, la Contea di Modica e la corte pontificia nella seconda metà del Seicento.
Domande che attendono ancora una risposta, ma che confermano una certezza: il patrimonio artistico di Modica continua a riservare sorprese e dimostra, ancora una volta, come la città fosse tutt’altro che periferica.
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