Trent’anni dopo: la voce di Bufalino continua a incantare la Sicilia

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Due giornate diverse ma profondamente intrecciate da un unico filo conduttore: la forza della parola, il valore della memoria e il potere evocativo della musica. La sesta edizione de “L’ingegnere di Babele”, il festival promosso dalla Fondazione Gesualdo Bufalino, ha vissuto un fine settimana di straordinaria intensità culturale tra Ragusa e Comiso, riaffermando la modernità e l’attualità dell’eredità lasciata dallo scrittore siciliano nel trentesimo anniversario della sua scomparsa.

Il primo appuntamento si è svolto a Ragusa, all’interno del festival letterario “A Tutto Volume”, con l’incontro dal titolo “30 anni senza Bufalino”, dedicato alla presentazione della nuova edizione di “Cur? Cui? Quis? Quomodo? Quid?”, ripubblicata da Archilibri e curata dal professore Nunzio Zago, direttore scientifico della Fondazione Gesualdo Bufalino.

Nella suggestiva cornice del cortile del Centro Commerciale Culturale “Mimì Arezzo”, il dialogo tra Nunzio Zago e Giuseppe Traina, docente di Letteratura italiana all’Università di Catania e componente del comitato scientifico della Fondazione, ha accompagnato il pubblico in un viaggio dentro una delle opere più significative e intime di Bufalino. Un testo che si presenta come una raffinata autoanalisi letteraria, costruita attraverso un continuo gioco di rimandi tra identità e rappresentazione, memoria e invenzione.

Al centro della riflessione le cinque celebri domande della retorica classica – Cur? Cui? Quis? Quomodo? Quid? – che nelle pagine dello scrittore diventano strumenti di conoscenza e chiavi interpretative della realtà. Perché? A chi? Chi? In che modo? Che cosa? Interrogativi che attraversano l’intera produzione bufaliniana e che ancora oggi conservano una sorprendente capacità di parlare al presente.

L’emozione si è spostata il giorno successivo a Comiso, proprio nel giorno che segnava il trentesimo anniversario della morte dello scrittore. Nel loggiato di piazza delle Erbe, luogo simbolicamente legato alla figura di Bufalino, il pubblico ha partecipato a una serata di grande intensità emotiva affidata al pianista Ruben Micieli, artista di fama internazionale e orgogliosamente legato alle proprie radici comisane.

Micieli ha proposto un raffinato itinerario musicale attraverso alcune delle pagine più suggestive della letteratura pianistica europea. Da Frédéric Chopin ad Adolfo Fumagalli, passando per Stefano Golinelli e Ignace Xavier Joseph Leybach, il concerto ha alternato virtuosismo tecnico e profondità interpretativa, conquistando il pubblico presente.

Il momento più significativo della serata è arrivato però nel finale, con la prima esecuzione assoluta di “Sfumature emotive”, composizione originale che il pianista ha dedicato a Gesualdo Bufalino. Un omaggio intenso e personale, capace di tradurre in musica l’universo letterario dello scrittore, fatto di malinconie sottili, inquietudini eleganti e costante ricerca della bellezza.

Nel silenzio raccolto della piazza, la musica si è trasformata in un dialogo ideale con la memoria, dimostrando come il pensiero di Bufalino continui ancora oggi a generare nuove forme espressive e nuove occasioni di incontro tra le arti. Letteratura e musica si sono così fuse in un’unica esperienza culturale, confermando la straordinaria capacità dello scrittore di attraversare il tempo e parlare alle nuove generazioni.

Il viaggio culturale de “L’ingegnere di Babele” proseguirà il prossimo 19 giugno con uno degli appuntamenti più attesi dell’intera manifestazione: il concerto di Giovanni Caccamo “L’alba dentro l’imbrunire”, tour sinfonico che celebra i dieci anni di carriera dell’artista e che renderà omaggio anche al maestro Franco Battiato.

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