Nuove opportunità nel settore sanitario in Sicilia. L’ASP di Ragusa ha indetto un importante concorso pubblico per la copertura di 56 posti di dirigente medico, affiancato da un percorso di stabilizzazione che riguarda altri 38 lavoratori precari del comparto sanità. Un doppio intervento che punta a rafforzare l’organico e migliorare i servizi offerti ai cittadini. […]
TRENO DELLA MEMORIA 2011: “STIAMO RECUPERANDO IL VALORE DELLA COLLETTIVITA’”
13 Feb 2011 18:25
Durante questi lunghi giorni di viaggio che da poche ore hanno portato i settecento ragazzi del Treno della Memoria a Cracovia,una riflessione è emersa fra tutte: «ci siamo riappropriati dei vocaboli “comunità” e “condivisione”».
In effetti avremo notato come in Europa siano tornati concetti antichi come quello di “piccola patria” e di salvaguardia del senso di appartenenza, ed anche una certa tendenza a distruggere ed emarginare tutto quanto ci appare “diverso”, il tutto a discapito della comunità il cui senso fa fatica a ritornare.
Il Treno della memoria sta ridando a questi ragazzi l’amore di condividere in modo spontaneo, senza le barriere e le corazze che la società impone; ora dopo ora il viaggio è diventato solo il pretesto per stare insieme e poter condividere tutto quanto di materiale ed immateriale si possiede. Non dovrebbe essere certo un viaggio in treno a ricordarci di uscire dall’indifferenza quotidiana verso quanto ci circonda e che, all’apparenza, sembra non appartenerci, eppure, il sistema sociale ha incancrenito l’uomo a tal punto da renderlo schiavo di esso e dei suoi strategici piani.
Prima dell’arrivo a Cracovia, gli educatori di Terra del Fuoco hanno proposto un’altra attività formativa, questa volta sul tema della deportazione.
Scrive Vincenzo Pappalettera, sopravvissuto ad Auschwits:«in un vagone venivano caricati circa settanta uomini. Soltanto venti potevano sdraiarsi. In realtà i tentativi di organizzazione dei turni fallivano sempre e così passavamo tre giorni e tre notti seduti l’uno fra le gambe dell’altro.[…] Ogni tanto ci alzavamo per saltellare un poco per riattivare la circolazione paralizzata dal freddo e dall’immobilità; altre volte rompevamo l’angoscioso silenzio intonando canzoni partigiane, perché cantare ci infondeva coraggio e ci teneva compagnia».
Leggere testimonianze del genere è stato un imput molto importante per i ragazzi;
è come se la stanchezza di questi giorni fosse improvvisamente svanita dando spazio nuovamente alla consapevolezza che ciò che hanno vissuto migliaia e migliaia di deportati fu davvero qualcosa di orrendo e inaudito.
Spesso, quando moriva qualcuno durante il viaggio, il cadavere veniva usato come schienale e gli altri proseguivano come se nulla fosse, nell’indifferenza e nell’inconsapevolezza della tragedia verso cui stavano andando.
“Ad Auschwits Dio è morto” – hanno scritto in tanti – ma ancora oggi, che di Auschwits ne rimane solo il ricordo, esistono ancora luoghi martorizziati e lasciati nell’indifferenza collettiva.
“ Auschwits è intorno a noi[…] dentro di noi […] fuori di noi.
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