“Tracce nella memoria”: a Scicli il ricordo del giudice Severino Santiapichi

Decidi tu come informarti su Google.
Aggiungi RagusaOggi alle tue Fonti preferite. Quando cercherai una notizia, ci troverai più facilmente.
AGGIUNGI

Un regalo che l’associazione Giornale di Scicli del direttore Franco Causarano ha voluto fare alla città con una pubblicazione postuma dei lavori-racconti scritti dal giudice Severino Santiapichi. Per la presentazione del nuovo libro ““Tracce nella memoria – Atto Secondo”, nella sala parrocchiale del Carmine a Scicli, tante le persone che lo hanno conosciuto, che lo hanno stimato. Presenti anche i nipoti ed i parenti di un uomo gradevole, dalla grande saggezza, sapienza e conoscenza, di un giudice integerrimo che ha presieduto a Roma la Corte nel processo di uccisione di Aldo Moro e dell’attentatore di Papa Giovanni Paolo II, Alì Agca. “E’ stata una serata particolare, con una persona unica al centro dell’attenzione. E d’altra parte non poteva essere altrimenti, tenuto conto che si trattava del giudice Severino Santiapichi, e del suo nuovo libro ‘Tracce nella memoria – Atto Secondo’ – spiega Franco Causarano – una conversazione che ha dato modo ai relatori, ma anche al folto pubblico presente, di scoprire lati essenziali della personalità e del ruolo che Santiapichi ha avuto nella storia italiana contemporanea. Facendo proprio riferimento ai contenuti del libro è emersa una saggezza dell’uomo e del magistrato che a distanza resiste come esemplare impegno civile. A partire dal suo essere uomo di legge e poi storico di un tempo che lo vide crescere e formarsi nella città natale. Il professore Giuseppe Pitrolo ha posto l’attenzione sul Santiapichi presidente di una Corte di Giustizia in anni difficili della Nazione. Quando lo Stato fu messo in grande allarme da terroristi italiani che avevano scelto le armi e gli attentati assassini al posto del confronto democratico e di civiltà. Ma anche sul Santiapichi scrittore, parole di assoluta chiarezza: un interprete della civiltà locale che nei riti e nelle usanze scriveva una sua storia di vita ovvia, eppure dinamica in quelle che erano i rapporti sociali, prima di tutto nel quartiere della Strada Nuova e poi nell’intera cittadina. Gli anni della formazione e poi l’arrivo a Roma dopo le esperienze a Lentini, vicino a quella Augusta che si avviava ad essere polo industriale e porto importante nella Sicilia che sognava tempi nuovi”.

Nell’intervento del professore Pino Nifosì i ricordi delle visite-conversazioni sulle novità editoriali che si tenevano nella casa di Donnalucata del giudice Santiapichi. “Ricordati dal professore Nifosì i tempi degli articoli sul Giornale di Scicli che Santiapichi faceva arrivare (nei primi tempi) da Roma. Particolare attenzione agli scritti relativi all’umanità d’antan, cui il paesano Severino era fortemente legato. Una scrittura che era anche una ricerca di lingua e di parole, ma soprattutto di persone in carne ed ossa; quegli amici e quei cognomi o soprannomi che lo tenevano legato a stagioni storiche di una Sicilia ferma ai suoi costumi, eppure mito nella lontananza temporale. Il professore Giuseppe Mariotta si è soffermato su aspetti particolari che ha riscontrato nelle pagine. Come quella attenzione ai fatti e alle notizie sull’archeologia locale e siciliana, con cui l’autore prendeva parte ai dibattiti attorno a scoperte e ritrovamenti di luoghi preistorici. Positivi naturalmente i giudizi sull’intera opera letteraria, un lascito prezioso per la comunità locale. Mi preme fare un ringraziamento a chi ha lavorato attorno e per la pubblicazione del libro, che aiuta a fissare la storia recente di un paese che vuole continuare a conoscersi meglio”. Nel corso della conversazione sono intervenuti anche i parenti ricordando una figura di grande pregio di cui và fiera la città di Scicli.

© Riproduzione riservata

Invia le tue segnalazioni a info@ragusaoggi.it