Terremoto nell’UDC modicana: dimissioni di Pinuccio Lavima dopo la candidatura di Ignazio Abbate


L’UDC ha fatto le sue scelte, Pinuccio Lavima ha conseguenzialmente fatto le proprie. E’ un vero e proprio terremoto quello che si sta consumando all’interno dell’UDC modicana. Un terremoto causato dalla candidatura di Ignazio Abbate, ormai ex sindaco di Modica. Evidentemente, una candidatura non condivisa da tutti e il primo a tirarsene fuori è Pinuccio Lavima, già presidente del consorzio universitario ibleo.

In una lunga lettera aperta, Lavima spiega di essere iscritto alla democrazia cristiana dal 1978: “Erano tempi di ideali politici in un contesto dove l’appartenenza ad un partito era quasi come sancire un
matrimonio indissolubile, per tale motivo a distanza di 44 anni il simbolo dello scudo crociato mi è rimasto ancora cucito addosso.
Erano i tempi in cui i partiti esprimevano una classe dirigente di spessore, legata fortemente al proprio
territorio, ai propri sostenitori, ai propri iscritti e perché no alle proprie correnti.
Erano i tempi in cui perdere anche un solo iscritto al partito presupponeva una mobilitazione generale per recuperarlo. Altri tempi altra classe dirigente della quale oggi rimangono purtroppo soltanto la storia ed il simbolo dello scudo crociato”.

C’è amarezza nelle parole di Lavima e certamente il suo obiettivo è ben chiaro: la candidatura di Ignazio Abbate, ex sindaco di Modica: “Come chiunque che fa politica ho avuto tante sconfitte, come ho avuto tante vittorie, ma nell’uno e nell’altro caso non sono venuti mai meno i miei principi ed i miei valori, grazie ai quali oggi mi consentono di guardare chiunque direttamente negli occhi senza essere certo io ad abbassarli”.
Poi, aggiunge: “Personalmente non ho bisogno di costruire una nuova storia perché una storia io ce l’ho
Cosa farà Pinuccio Lavima? Continuerà a testimoniare il proprio impegno secondo i principi ed i valori che mi caratterizzano , nel frattempo sarò attento e sensibile ad un auspicabile e necessario risveglio con nuove aggregazioni ma soprattutto con grande attenzione all’immenso patrimonio costituito dai giovani che sono gli unici a dare fiducia e speranza, che li vedano protagonisti e che facciano uscire la città dal torpore nella quale è stata relegata”.

Infine, conclude: “Riguardo specificamente la mia posizione nel partito e alle candidature per le regionali, non ne condivido né le scelte, nè le modalità delle stesse, non é un candidato che si offre a un partito, ma un intero partito che si offre per una candidatura. Questo paradossalmente non è un attestato di forza, ma al contrario alla gente potrebbe apparire come un sintomo di debolezza dettato dal timore di incertezza rispetto agli obiettivi fissati a livello regionale. Consequenzialmente rinuncio a tutte le cariche in atto rivestite nel partito e soggette a mie ulteriori riflessioni”.

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