Tentato omicidio dell’ex collaboratore di giustizia a Vittoria: Stracquadaini in videocollegamento

Dopo l’udienza di rinvio al 20 marzo, per riunificare i procedimenti, oggi la seconda fase. Si tratta del processo per il tentato omicidio di un ex collaboratore di giustizia nell’agguato avvenuto il 25 aprile del 2024. Oggi, in aula in collegamento in videoconferenza dal carcere dove è rinchiuso, è comparso l’ex latitante Gianfranco Stracquadaini, a giudizio immediato, assistito dal suo legale di fiducia l’avvocato Rosario Cognata. La riunificazione dei procedimenti

Il pubblico ministero della direzione distrettuale antimafia, Alfio Fragalà, ha chiesto la riunificazione dei procedimenti. Davanti ad un collegio in altra composizione – presieduto dal giudice Vincenzo Ignaccolo -, infatti, pende il processo nei confronti di altri tre coimputati per lo stesso fatto. Il presidente del collegio, il giudice Elio Manenti, ha disposto ai sensi dell’articolo 2 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale, di rinviare davanti al collegio presieduto dal giudice Ignaccolo per l’udienza del prossimo 20 marzo e di trasmettere gli atti al presidente di sezione per i provvedimenti conseguenti. Intanto la parte offesa, l’ex collaboratore di giustizia che venne ferito gravemente nell’agguato, attraverso il suo avvocato, Donato Grande, ha depositato formalmente la costituzione di parte civile.  Ecco le persone coinvolte nell’agguatoCinque le persone coinvolte nell’agguato e finite a processo; una di loro è stata già condannata con rito abbreviato e in primo grado, davanti al gup di Catania. Si tratta di 

Alessandro Pardo 50 anni di Niscemi, difeso dall’avvocato Daniele Scrofani: 8 anni di reclusione per l’associazione mafiosa, esclusa la recidiva ed è stato assolto per la detenzione di armi.  Le altre 4 persone coinvolte sono appunto il 51enne 

Gianfranco Stracquadaini, il 34enne Andrea Di Martino, il 51enne Biagio Cannizzo e il 62enne Raffaele Giunta – difesi dagli avvocati Rosario Cognata, Giuseppe Di Stefano, Enrico Platania e Maurizio Catalano. A tutti la Procura distrettuale aveva contestato l’appartenenza ad associazione mafiosa (la ‘stidda’) aggravata dal fatto di essere associazione armata; a Cannizzo, Giunta e Stracquadaini viene contestato anche il tentato omicidio, e a tutti tranne a Di Martino, la detenzione di armi da sparo, anche clandestine. 

La genesi delle indagini 

Dalle indagini svolte dalla Polizia, Squadra mobile, Scientifica e commissariato di Vittoria sarebbe emerso che all’interno dell’associazione criminale vi fosse l’obiettivo dell’eliminazione fisica di un elenco di  persone che avevano collaborato con la giustizia e che erano presenti a Vittoria, e ciò – nell’ipotesi investigativa – “con scopi di vendetta e al fine di consolidare il controllo esclusivo di tutti gli affari illeciti di interesse dell’organizzazione criminale su Vittoria e sull’intera provincia di Ragusa. Allarmante anche la grande disponibilità di armi anche da guerra, e sul possibile utilizzo da parte degli associati alla consorteria mafiosa delle stesse, per portare a termine il disegno criminoso dell’organizzazione e per acquisire il controllo di attività economiche cittadine attraverso attività estorsive poste in essere ai danni di numerosi imprenditori e commercianti”. 

La cattura di Stracquadaini

L’ex latitante Stracquadaini, è considerato come esponente di spicco del gruppo criminale. E’ coinvolto anche nella vicenda del 17enne di Vittoria, rapito il 25 settembre 2025 e liberato dopo 24 ore dagli stessi sequestratori. Fu a seguito di quelle indagini che Stracquadaini venne catturato dopo 18 mesi di latitanza, a due passi dal commissariato di Comiso.  

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