RAGUSA – I sindacati dei medici dell’Asp di Ragusa hanno proclamato unitariamente lo stato di agitazione, annunciando la possibilità di arrivare anche allo sciopero. Alla base della protesta, secondo quanto comunicato dalla Federazione dei medici territoriali (Fmt), ci sarebbero “gravi criticità nell’assistenza primaria e territoriale della provincia” e il mancato raggiungimento di un’intesa dopo gli […]
SUICIDIO E DINTORNI…
08 Mar 2012 19:54
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La mia rubrica è dedicata al pensiero sghembo, non a caso si intitola al “pensare di traverso”. Ovviamente, non si può pensare tanto “di traverso” quando si affronta un tema caldo, teso, doloroso quale questo dei suicidi adolescenziali: l’approccio più istintivo è quello di riparare, ri-costruire, ri-fondare laddove si può e non certo quello dello “smontaggio” ideologico o semiotico. Ma noi non siamo qui a parlare del suicidi di questo o dell’altro ragazzo. Noi siamo qui a parlare della notizia del suicidio, che ridiventa un oggetto di analisi culturale e ideologica.
E dunque, cosa possiamo dire in merito, che non si appiattisca sulla commozione e il turbamento dell’ennesimo “scippo” che una famiglia subisce da parte della vita?
Diremo che le proteste giunte in redazione e che il Direttore (gli sia dato merito) ha accolto, facendone ammenda, sono sacrosante due volte: la prima, perché il fatto non è svilito, incarognito, finchè non se ne parla! (Ma questo apre a un discorso difficile da gestire: allora non ne parliamo?); la seconda, perché il fatto avrebbe meritato qualcosa d’altro del solito linguaggio giornalistico del mordi e fuggi, talmente frettoloso da indurre i lettori a ravvisarci persino “sarcasmo” (quando è facile immaginare che lo stesso estensore sia rimasto colpito dall’evento…..).
E’ invalso il costume di consumare verità, informazione, pensiero, con la stessa velocità con cui si consuma il tramezzino al bar: la logica stessa del mercato dell’informazione lo impone. Ma allora, come facciamo a non aderire a ciò che il buon vecchio Hegel , filosofo tedesco dei primi dell’800, in tempi insospettabili diceva del giornale e della sua lettura quotidiana (allora esisteva solo quello….): che volete che dica un foglio che deve essere riempito ogni giorno, che ci siano o no cose da dire!?
Ecco, su questo si celebra la differenza fra un modo e un altro di fare giornalismo, su questo limite strutturale, costitutivo dell’informazione giornaliera, che è poi ciò che farà la differenza fra un giornale e l’altro o fra una testata on line e un’altra: costruire una eco del fatto, qualcosa che rimane a girare intorno alle persone, che le costringe ad elaborare una loro visione delle cose e non cedere alla ingenua e spiacevole illusione che si possa parlare del fatto, nella sua cruda e solitaria realtà!
Chi si potrebbe mai sognare di parlare di ciò che è girato nella testa di un diciassettenne, da quando si è svegliato a quando ha spiccato il volo verso il nulla? Chi potrebbe mai pretendere di dare notizia dei labirinti nei quali si è intrappolato? E chi mai potrebbe dare conto dell’abisso che ha inghiottito i suoi cari, nell’istante stesso in cui hanno ricevuto la telefonata dalle forze dell’ordine?
Caro Franco, bene hai fatto a scusarti per il “taglio” alimentare del pezzo. Ma ancora meglio farai a ribadire che, nonostante il buon vecchio Hegel, si può fare giornalismo caricandosi del peso del mondo. E non semplicemente shakerandolo nel bicchiere dell’informazione!
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