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SOS SPESA: GUIDA ALLA LETTURA DELLE ETICHETTE ALIMENTARI.
15 Mag 2014 14:47
Sono più le volte in cui capita di far caso all’etichetta di uno yogurt, di un pacco di biscotti o di una scatola di cereali, oppure quelle in cui si ripone nel carrello la qualsiasi senza aver minimamente fatto caso alle informazioni presenti sulla confezione? Perché le informazioni ci sono, è il consumatore che dovrebbe prestarvi più attenzione, per la propria salute ma anche per contribuire al tentativo di accrescere la consapevolezza della popolazione in termini di sicurezza alimentare e sana alimentazione.
L’etichetta rappresenta, infatti, un messaggio chiave per l’educazione del consumatore, veicolando sia la lista di ingredienti – e mettendo così nero su bianco la composizione del prodotto X- , sia le informazioni nutrizionali cui tanto si è anelato in passato e che sono finalmente più chiare e leggibili. Leggiamole, dunque.
Da quando l’Unione Europea ha deciso di uniformare le voci presenti sulle etichette, con lo scopo di creare uno standard comprensibile a tutti in tutti i Paesi dell’Ue, si sono fatti molti passi avanti, e molte aziende hanno iniziato a prendere sul serio l’aspetto dell’etichettatura; se tutti comprassero un prodotto dopo averne letto l’etichetta, infatti, non tutti i produttori la farebbero franca. I consumatori, però, non sempre sanno districarsi bene nella lettura e soprattutto nell’interpretazione, in certi casi ardua, di tutte le etichette alimentari.
Di seguito un vademecum per imparare ad acquisire le informazioni in modo rapido e corretto, senza alcuna perdita di tempo e soprattutto con la consapevolezza che a guadagnarci è solo la salute.
La prima voce alla quale dover prestare attenzione è anche la più importante: la lista degli ingredienti, che per legge deve seguire un ordine decrescente, in modo tale che il primo ingrediente sia quello maggiormente presente e così via. La lista degli ingredienti, inoltre, deve includere gli allergeni, messi in evidenza usando un colore diverso o un carattere diverso, e gli additivi (indicati con la lettera E): le sigle da E100 a E199 identificano i coloranti, da E200 a E299 i conservanti, da E300 a E322 gli antiossidanti, da E325 a E385 i correttori di acidità e da E400 a E495 gli addensanti, emulsionanti e stabilizzanti. Non tutti sono dannosi per la salute, ma meglio diffidare di un prodotto contenente più additivi che ingredienti naturali e, nel caso di alimenti amati dai bambini, sarebbe meglio lasciare sullo scaffale tutto ciò che straripa di coloranti e conservanti.
Sull’etichetta va poi riportato il peso netto e l’eventuale peso sgocciolato del prodotto, ed è obbligatoria anche la presenza del codice a barre, impronta digitale che indica la provenienza dell’alimento, necessaria qualora sia necessario un controllo a ritroso nella filiera alimentare. Si devono indicare anche le modalità di conservazione del prodotto e il numero di singole unità contenute in una confezione, se non evidente dalla confezione esterna.
Specifiche norme riguardano anche il contenuto in energia (in kcal o in kj) e nutrienti (obbligatorio dichiarare proteine, carboidrati, grassi, acidi grassi saturi, zuccheri e sale; non obbligatori ma utili qualora presenti: fibra, amido, vitamine e sali minerali, grassi insaturi della serie ω-3 e colesterolo). Il valore di ogni voce deve essere riferito a 100 grammi/ml di prodotto, e per quanto riguarda vitamine e sali minerali, i valori vanno espressi anche in percentuale sull’apporto giornaliero. Inoltre, le informazioni nutrizionali devono essere riportate in un punto ben visibile dell’etichetta, in caratteri leggibili e indelebili e in un linguaggio comprensibile per il consumatore, e tutto ciò che viene dichiarato deve essere fondato su prove scientifiche generalmente accettate.
Sempre più spesso avrete sentito parlare, infatti, di claims nutrizionali ingannevoli, che purtroppo aumentano il rischio di fuorviare il consumatore. Per esempio, la dicitura “ad elevato contenuto di fibre” si può utilizzare soltanto per prodotti che contengano almeno 6 g di fibre per 100 grammi di prodotto, così come l’espressione “a ridotto contenuto di” ha un significato diverso da “a basso contenuto di”.
Per quel che riguarda il materiale impiegato per l’imballaggio del prodotto, alias packaging, l’etichetta alimentare deve riportare esattamente il materiale usato secondo uno schema predefinito: cartone (CA), alluminio (AL), polivinilcloruro (PVC), banda stagnata (ACC).
Spesso oggetto di controversia è anche la data di scadenza: la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro” (o “termine minimo di conservazione”) indica che fino a quella data il prodotto garantisce le sue proprietà in adeguate condizioni di conservazione, e l’azienda è pronta ad assumersi ogni responsabilità in caso di problemi, e che per qualche tempo dopo la data indicata il prodotto può ancora essere consumato senza grossi rischi. Il prodotto va, invece, necessariamente consumato entro la data indicata se la dicitura è “da consumarsi entro”, perché altrimenti può diventare pericoloso.
Un prodotto con un’etichetta completa e ricca di informazioni è quasi sempre migliore di un prodotto anonimo o di dubbia identità. Saper leggere in modo corretto le etichette può aiutare il consumatore a fare scelte consapevoli e, chissà, magari anche più sane.
È possibile leggere il regolamento e trovare tutte le informazioni sul sito www.europass.parma.it
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