Scontro sul fine vita all’Ars: i vescovi dicono no, ma anche FdI e Dc si oppongono. Il ddl sul suicidio assistito è in salita

Il disegno di legge sul suicidio medicalmente assistito divide la Sicilia, dove tra altari, aule parlamentari e coscienze individuali si alza il muro del dissenso. A opporsi, in modo compatto, non sono solo i vescovi dell’isola, ma anche autorevoli esponenti della maggioranza di centrodestra, tra cui il deputato ragusano di Fratelli d’Italia, Giorgio Assenza, e il capogruppo della Democrazia Cristiana all’Ars, Carmelo Pace. Il percorso del testo normativo, già controverso, si preannuncia dunque impervio e segnato da forti tensioni etiche e politiche.

La presa di posizione dei vescovi siciliani, guidati da monsignor Antonino Raspanti, è stata netta: «Esprimiamo forte preoccupazione per un disegno di legge che appare in contrasto con il principio fondamentale della tutela della vita in ogni sua fase». La Conferenza episcopale siciliana ha piuttosto invitato a rafforzare la legge sulle cure palliative, considerata ancora troppo lacunosa sul piano attuativo. Ma il fronte del no non si ferma al mondo ecclesiale. La contrarietà arriva anche dal cuore della coalizione che sostiene il governo regionale. Il deputato Giorgio Assenza (FdI), esponente della provincia di Ragusa, parla senza mezzi termini di “una brutta piega legislativa” e critica duramente quello che definisce un “travalicamento dei limiti di competenza” da parte dell’Ars: «Dopo il canale preferenziale per gli obiettori, ora si vuole legiferare su un tema che, per delicatezza e impatto, dovrebbe essere trattato in altra sede».

A rincarare la dose è il capogruppo della Dc, Carmelo Pace, che ha ribadito il suo “no” già in sede di Commissione Salute, promettendo battaglia con tutti gli strumenti a sua disposizione: «Mi opporrò in aula e in ogni sede, perché la vita è un valore non negoziabile».Il ddl, primo firmatario Giovanni Burtone (Pd), si ispira alla sentenza della Corte costituzionale del 2019 sul caso Dj Fabo, e mira a colmare un vuoto legislativo permettendo ai malati in condizioni di sofferenza irreversibile di accedere al suicidio assistito, nel rispetto di determinati criteri clinici e giuridici.

Dall’esterno del Parlamento, il fronte dei diritti si mobilita con figure come Marco Cappato e il Comitato “Esistono i Diritti – Transpartito”, mentre all’interno le posizioni restano polarizzate. Il Movimento 5 Stelle, tramite il capogruppo Antonino De Luca, auspica un dibattito “tecnico e non ideologico”, mentre il Partito Democratico, con la deputata Valentina Chinnici, insiste sul «dovere del legislatore di offrire una risposta concreta a chi soffre». Dall’altro lato, gran parte del centrodestra, dai forzisti alla Dc, ribadisce un attaccamento al principio della “sacralità della vita”, evocato anche da Giuseppe Lombardo (Mpa) e Marianna Caronia (Noi Moderati). A sostenere una visione liberale e garantista resta una voce isolata, quella dell’ex presidente dell’Ars Gianfranco Micciché, che si dice favorevole al testo pur nel rispetto delle posizioni della Chiesa. In mezzo a questo scontro di coscienze, valori e diritto, resta una certezza: il disegno di legge sul suicidio assistito in Sicilia è tutt’altro che in discesa. Tra spinte civili e resistenze morali, l’Ars si prepara a discutere un tema che interroga la giustizia, la pietà, la libertà e la fragilità della condizione umana. Ma la Sicilia, da sempre terra di contrasti, non pare ancora pronta a sciogliere questo nodo.

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