Sanità a Ragusa: visita urgente in 10 giorni ma appuntamento fissato dopo sei mesi

La sanità locale torna al centro del dibattito pubblico non per un caso isolato, ma per una questione che tocca ogni giorno la vita di molte persone: i tempi di attesa per prestazioni essenziali. Secondo il Comitato civico Articolo 32, le criticità non si esauriscono nei pronto soccorso, ma si estendono anche alle visite e agli esami diagnostici, dove la distanza tra il bisogno clinico e la risposta organizzativa rischia di compromettere il percorso di cura dei pazienti.

Al centro della denuncia c’è il caso di una cittadina a cui il medico curante aveva prescritto un esame con la precisa indicazione di eseguirlo entro 10 giorni. La prestazione, però, è stata schedulata dall’Azienda sanitaria provinciale con un appuntamento fissato dopo sei mesi. Una discrepanza che, oltre a suscitare incredulità, evidenzia come le attese reali per alcune prestazioni si discostino nettamente dai tempi clinici richiesti, con un impatto diretto sul diritto all’assistenza sanitaria.

Il Comitato segnala che questa situazione non è un episodio isolato, ma riflette un fenomeno più ampio legato alle difficoltà organizzative nella gestione delle liste d’attesa e nell’accesso alle prestazioni diagnostiche e specialistiche. La legge prevede, infatti, che quando non è possibile rispettare i tempi di attesa prescritti, l’Azienda sanitaria debba indirizzare il paziente verso strutture convenzionate, riducendo al cittadino il solo costo del ticket. Tuttavia, secondo le segnalazioni raccolte dal Comitato, questa misura non sempre viene applicata con sistematicità, lasciando gli utenti in un limbo assistenziale.

Dietro questo quadro, lamenta il Comitato, ci sono dunque lunghe attese che spingono molte persone a rivolgersi a strutture private a pagamento oppure — nel caso di redditi più bassi o di fragilità socio-economica — a rinunciare alle cure. Un effetto che, avvertono i cittadini, mette a rischio il principio di equità su cui si fonda il servizio sanitario pubblico.

Da più parti si invoca una riflessione non solo sui numeri di accesso alle prestazioni, ma anche su come rendere più efficace l’integrazione tra Cup, sistema pubblico e strutture convenzionate, affinché i tempi di attesa non diventino un ostacolo alla diagnosi precoce e alla continuità delle cure. Sul tema, l’Asp di Ragusa ha presentato in passato piani di riduzione delle liste d’attesa e attività di recupero per prestazioni arretrate, ma permangono segnali di criticità che richiedono attenzione continua e misure organizzative più incisive.

LUNGHE ATTESE AL PRONTO SOCCORSO

Le difficoltà emerse nei pronto soccorso della provincia di Ragusa durante le festività natalizie non rappresentano un evento eccezionale, ma l’ennesima conferma di criticità strutturali ormai note. È quanto evidenzia il Comitato civico Articolo 32, che interviene sul tema della sanità pubblica locale denunciando disservizi e carenze organizzative che incidono direttamente sul diritto alla salute dei cittadini.

Secondo il Comitato, lo stupore manifestato dai vertici dell’Asp di fronte ai disagi registrati nei pronto soccorso – dalla mancanza di barelle alle ambulanze bloccate per ore, passando per una gestione approssimativa dei codici meno urgenti e per un sistema informatico inefficiente – appare difficilmente comprensibile. Si tratta, infatti, di problemi ricorrenti, che non possono essere considerati marginali e che richiederebbero da tempo una programmazione adeguata e strategie organizzative efficaci.

In questo contesto, il Comitato sottolinea con forza l’impegno e lo spirito di sacrificio di medici, infermieri e personale ausiliario, che, nonostante le evidenti carenze strutturali, continuano a garantire assistenza con grande senso del dovere. Un impegno che, tuttavia, non può supplire all’assenza di una visione organizzativa complessiva.

Positiva, ma non sufficiente, viene giudicata la recente decisione di prorogare fino al 30 giugno alcuni incarichi nella medicina di emergenza-urgenza. Una misura che, secondo il Comitato, dovrebbe essere accompagnata da interventi più incisivi sul piano dell’organizzazione e della gestione dei servizi.

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