“Un paradosso burocratico cui bisogna porre subito rimedio” definisce così Giorgio Assenza il groviglio amministrativo nel quale sono precipitati i cittadini di Rosolini, i quali, realmente, “stanno ancora chiedendosi se hanno o meno un sindaco, una giunta e un consiglio comunale …in funzione”.
Brevemente, la cronistoria: nel giugno 2013 si vota, ballottaggio compreso e sindaco e consiglieri eletti giurano; nel marzo 2104 il Tar di Catania dichiara illegittime le operazioni elettorali in due sezioni della cittadina del Siracusano e dispone l’annullamento di ogni verbale dell’Ufficio elettorale, di tutta la consultazione (non soltanto nelle sezioni nn. 2 e 16) e la ripetizione della stessa cui si approderà, traghettati da un commissario ad acta, nel marzo 2015: rieletto lo stesso sindaco, Corrado Calvo, questi giura ancora una volta insieme con tutti i consiglieri e si appresta ad amministrare fino alla scadenza naturale della primavera 2020. Ma c’è un ma! Rosolini, malgrado la sua situazione sui generis, finisce nella “normalità” del decreto 57 dell’assessorato regionale EE.LL. dell’aprile ‘18 che indice le comunali per il giugno successivo e stila un elenco del quale Rosolini non avrebbe dovuto far parte.
La summa? Si va al voto con due anni di anticipo senza alcun motivo amministrativo o politico ma per puro abbaglio burocratico e sindaco, consiglio e giunta, vengono sostituiti da nuovi eletti di una amministrazione della quale il presidente del Collegio dei Questori all’Ars, in un atto ispettivo urgente, chiede ora l’azzeramento attraverso “il ritiro del provvedimento di indizione delle illegittime elezioni amministrative del giugno in corso, al fine di ripristinare la rappresentanza regolarmente eletta nel 2015 sì da riportare legalità al procedimento elettorale a Rosolini”.
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