RICONOSCIMENTO UFFICIALE

Mettetela come volete, sembrerà di insistere sempre sullo stesso tasto, ma la colpa è sempre del biondo senatore. D’altra parte solo uno scemo poteva pensare che il ritorno non avrebbe lasciato tracce. Magari lui stesso dissentirà da questa analisi, ma trattandosi dell’analisi provocata dai fumi dell’alcool, buttiamola lì.

C’era un accordo, ormai venuto alla luce, che avrebbe fatto confluire voti del PDL su Cosentini: era cosa fatta e sarebbe maturato naturalmente, come le coltivazioni in pieno campo, se il senatore non avesse tradito le sue origini vittoriesi e non avesse voluto affrettare il tutto con una coltivazione in ambiente protetto.

Allora mettiamo con le spalle al muro il PDL, che ci casca e tutto salta in aria. La deflagrazione, guarda la coincidenza, provoca una repentina riunione di coalizione del centro sinistra a Palermo, dove si sposta il tavolo di trattativa ragusano, nel corso della quale, intanto, il Movimento Territorio raggiunge un primo, innegabile, successo: componente della coalizione di governo regionale, naturalmente con pari dignità, allo stesso livello di PD, UDC e Megafono di Crocetta.  Vuoi o non vuoi, questa è la realtà. Si badi bene, non è stato detto che il candidato di Territorio deve indossare le vesti del Megafono, si tiene le sue, con tanto di ornamento di girasoli.

Occorreva riaffermare un ruolo del centro sinistra e per farlo si è dovuto riconoscere ufficialmente Territorio. A cui si chiede che si deve iniziare da zero, ritirando eventuali candidature già presentate, e nel nome della democrazia interna, tanto sbandierata e positivamente collaudata (?), in caso di mancanza di accordi (questo pochi lo hanno evidenziato), si va alle primarie.

Ora i ca…voli sono degli altri, a cominciare da un centro destra senza timoniere, con una ciurma di giovani inesperti per navigare in queste acque e con questo tempo. Non si sa se per i funerali verrà Berlusconi, oppure manderà Alfano con la chiave d’oro. Auspicabile, peraltro, che, dopo averlo accolto nelle liste campane, il Cavaliere affidi al biondo senatore i brandelli del partito, perché solo la sua maestria politica e la vivace intelligenza possono restituire i fasti del passato alla nostra terra (si badi, non al nostro territorio !)

Sempre che non ci regali altre uova di Pasqua con altrettante sorprese, anche nelle settimane successive alla festa, tanto qualcosa di invenduto resterà.

Anche perché, mentre a destra si leccheranno le ferite e piangeranno per la figuraccia, a sinistra la festa è in pieno svolgimento. Sembra il Carnevale di Milano, che va avanti per altri quattro giorni, rispetto al resto d’Italia, secondo il rito ambrosiano.

Qui lo spettacolo è ricco e variegato, dagli esiti imprevedibili, sarà ricco di colpi di scena, come potrà pure sancire l’evaporazione del partito democratico o, comunque, di qualche sua consistente parte.

Il ricorso alle primarie è un rischio incontrollabile e, inevitabilmente, alla fine, qualcuno si farà male.

In ogni caso, Calabrese deve vincere, non solo per i suoi numeri, per il suo seguito, ma di più per aver imposto questa situazione, altrimenti fa la fine che si paventa per Bersani: ritiro a vita privata, non potendo esprimere alcunchè di politicamente valido. Una vittoria alle primarie eliminerebbe in un sol colpo fronda interna e ingombro di Territorio all’interno della sua coalizione, con supremazia nei confronti di Megafono, inutile sottolineare quella sull’UDC.

I maligni vogliono insinuare che il portare la situazione a questo stato di cose possa anche essere una mossa, ad arte, per uscire, eventualmente, dallo scenario, recitando la parte del sacerdote della democrazia immolatosi sull’altare delle primarie: santo magari no, ma almeno beato. Ipotesi mistica, con un sottofondo clericale, da democratico cristiano.

I renziani reciteranno la parte che gli è propria in questo periodo, di obbediente riserva pronta ad entrare in campo, intanto il riscaldamento serve a tenere tonici i muscoli, prima o dopo si diventa titolari. Avvincente sarebbe, eventualmente, poter scommettere su chi andranno i voti se si andasse al ballottaggio.

Le truppe cammellate del secondo circolo restano un’incognita, pochi credono che gratificheranno il segretario, più sicure espressioni di simpatia e di voto per … altri candidati.

Megafono e UDC raccatteranno qualcosa per scambi futuri, ma occorre tenere presente che la componente ragusana di Megafono tiferebbe per il candidato di Territorio.

Resta Territorio che, per bocca dell’onorevole Di Pasquale, si è adeguata alle decisioni del tavolo regionale, ma non abbiamo ascoltato dichiarazioni della base, né, tantomeno del candidato Cosentini che è quello in grado di sparigliare le carte.

Comunque andrà a finire, resterà il protagonista della commedia, e non è attore da avanspettacolo o da teatro amatoriale.

Potrebbe anche dire no alle primarie, accollandosi una buona dose di critiche gratuite, ne avrebbe i motivi, da ottimo moderato avrebbe anche il fegato e lo spirito per sopportare con cristiana rassegnazione.

Potrebbe continuare per la sua strada e consensi ne raccoglierebbe molti ugualmente, potrebbe anche pensare di mandare tutti a quel paese, anche perché, e questa non è cosa indifferente, è uno dei pochi che non vive e non deve vivere di politica, per cui un suo eventuale saluto lascerebbe un segno indelebile sulla lotta per le candidature.

Se si adegua alle primarie di coalizione, lo spettacolo sarà da prima alla Scala, anche per la componente di elettori che vorrà partecipare alle primarie, quantitativamente numerosa, qualitativamente elevata e partiticamente variegata, perché è innegabile che il successo di Territorio è fatto del coinvolgimento di ampi e diversificati strati di diversi partiti che hanno abbracciato l’idea di Nello Di Pasquale, stanchi delle loro parrocchie e delle beghe dei partiti tradizionali.

E sarà uno spettacolo da immortalare quello di determinate persone alle primarie del centro-sinistra, si spera solo che non si tenti di rinnovare le becere mosse che, a suo tempo, cercarono di limitare i consensi per Renzi.

Ma questo dovrebbe far riflettere, per come è andato a finire con Gargamella.

L’ubriaco di Palazzo La Rocca

 

 

 

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