L’ospedale “Giovanni Paolo II” di Ragusa entra ufficialmente nella rete nazionale Ospivax con l’assegnazione di tre Bollini per il biennio 2026-2027, il massimo riconoscimento previsto dal programma dedicato alla promozione della vaccinazione in ambito ospedaliero. Il risultato colloca la struttura tra le realtà più virtuose a livello nazionale nella promozione della prevenzione e nella gestione […]
“Restare o partire?”: a Ragusa il confronto sul futuro dei giovani. “Garantire il diritto di scegliere”
17 Mag 2026 14:43
RAGUSA – “Restare o partire? La migrazione giovanile: analisi, esperienze e proposte”. Questo il tema del convegno promosso ieri a Ragusa dall’associazione Ragusani nel Mondo per accendere i riflettori su uno dei temi più urgenti per il territorio: la continua partenza di giovani qualificati verso il Nord Italia e l’estero.
Un confronto articolato, partecipato da istituzioni, studiosi, amministratori, imprenditori e giovani professionisti, che ha provato a superare la semplice retorica della “fuga dei cervelli” per ragionare invece sul diritto delle nuove generazioni di poter scegliere liberamente se restare, partire o tornare.
Ad aprire i lavori, moderati dal giornalista Salvo Falcone, è stato il presidente dell’associazione, Salvatore Brinch, che ha evidenziato come il fenomeno migratorio sia profondamente cambiato rispetto al passato: oggi a lasciare il territorio sono soprattutto giovani laureati e altamente qualificati che, nella maggior parte dei casi, non fanno ritorno, determinando un impoverimento umano, professionale e demografico della provincia. Il sindaco di Ragusa, Peppe Cassì, ha espresso un cauto ottimismo, sottolineando come le nuove tecnologie e lo smart working possano trasformare il territorio in un luogo attrattivo anche per chi lavora da remoto.
Un ruolo decisivo, secondo il primo cittadino, potrà essere svolto anche dal rafforzamento dell’offerta universitaria cittadina, affinché partire diventi una possibilità e non una necessità.
Sulla stessa linea la presidente del Libero Consorzio Comunale di Ragusa, Maria Rita Schembari, che ha indicato due condizioni indispensabili per trattenere o richiamare i giovani: infrastrutture digitali efficienti, con connessioni veloci anche nelle aree interne, e un sistema di trasporto pubblico moderno e funzionale.
Un richiamo forte alla dimensione sociale e umana della migrazione è arrivato dal vescovo di Ragusa, Mons. Giuseppe La Placa, secondo cui nessuno lascia la propria terra a cuor leggero. «La migrazione – è stato il senso del suo intervento – diventa un respingimento quando mancano salari dignitosi, meritocrazia e stabilità lavorativa».
Mons. Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes ha espresso un concetto profondo: “Di fronte all’inarrestabile fenomeno globale della mobilità umana, non ci si deve limitare a studiare e comprendere i dati, ma è necessario “farsi accanto” e camminare insieme alle persone”.
L’intervento del deputato regionale Giorgio Assenza è servito ad illustrare i dati positivi sull’occupazione e sulla crescita del Pil in Sicilia, ricordando i 259 milioni di euro stanziati dalla Regione per incentivare il lavoro, tra sgravi alle imprese, nuovi insediamenti produttivi e misure dedicate al “south working”, con 59 milioni destinati al telelavoro dalla Sicilia.
Uno dei momenti centrali del convegno è stato l’intervento della sociologa Delfina Licata, curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, che ha proposto di superare il concetto stesso di “fuga dei cervelli”, definito parziale e poco dignitoso. Licata ha introdotto il tema della “mobilità circolare”, spiegando che un sistema migratorio sano non è quello che impedisce ai giovani di partire, ma quello che consente loro di tornare.
Secondo la sociologa, il vero problema italiano è infatti una mobilità “malata”, unidirezionale: si parte, ma non si rientra. Per invertire questa dinamica servono tre diritti fondamentali da garantire ai giovani: il diritto di partire, il diritto di tornare e il diritto di restare. Una riflessione che ha attraversato l’intero convegno e che ha trovato ampio consenso tra i relatori.
Delfina Licata ha inoltre sottolineato come oggi le motivazioni che spingono i giovani a emigrare non siano soltanto economiche.
Alla ricerca di stipendi migliori si affiancano esigenze più profonde: realizzazione personale, qualità della vita, possibilità di costruire una famiglia, contesti lavorativi internazionali e meritocratici. Per questo, ha spiegato, il territorio deve essere capace di accogliere chi torna valorizzando il bagaglio culturale e professionale maturato all’estero.
Sul ruolo delle reti associative si è soffermata Ilaria Del Bianco, presidente dell’associazione Lucchesi nel Mondo, che ha evidenziato l’importanza delle comunità degli emigrati come strumenti di connessione, promozione del territorio e sviluppo del cosiddetto “turismo delle radici”.
Molto apprezzate anche le testimonianze dirette dei giovani professionisti emigrati. Federica Giardina, project manager a Barcellona per Med Cities, ha raccontato come l’esperienza internazionale le abbia consentito di costruire relazioni e progetti nel Mediterraneo, pur ammettendo di non vedere realisticamente un rientro in Italia nel breve periodo per la mancanza di strutture professionali adeguate.
Dal fronte istituzionale, l’assessore alle Politiche giovanili del Comune di Ragusa, Simone Di Grandi, ha illustrato il progetto del “Manifesto per la restanza”, una rete regionale che coinvolge enti locali, sindacati, università e associazioni per costruire strategie condivise contro lo spopolamento giovanile. Parallelamente, ha annunciato l’attivazione di 75 sportelli di ascolto rivolti ai giovani siciliani, con l’obiettivo di raccogliere esigenze concrete e orientare le future politiche regionali.
Ampio spazio è stato dedicato anche alle esperienze imprenditoriali del territorio. Chiara Lopresti ha presentato “Oasi Digitale”, rete, di cui è vicepresidente, nata nel 2024 che riunisce 13 aziende ragusane, oltre 1300 dipendenti e un fatturato superiore ai 350 milioni di euro. L’obiettivo della rete è mostrare ai giovani che anche in provincia esistono opportunità professionali di alto livello, capaci di competere sui mercati internazionali. In quest’ottica si inserisce anche l’hackathon “Hack Your Talent”, rivolto agli studenti delle scuole superiori. Significativa la testimonianza di Enrico Lorefice, studente componente del team vincitore dell’iniziativa, che ha spiegato come i giovani non fuggano per scelta ideologica, ma per il bisogno di costruire un futuro stabile e sicuro. Pur preparandosi a lasciare la Sicilia per gli studi universitari, ha riconosciuto che esperienze come Oasi Digitale dimostrano l’esistenza di realtà solide anche nel territorio ibleo.
Giusi Manenti di LBG Sicilia (azienda componente di Oasi Digitale) ha evidenziato che, pur vantando un successo globale e tecnologie avanzate, il pilastro fondamentale della sostenibilità e dell’attività aziendale restano sempre le persone, senza le quali nessuna innovazione sarebbe possibile.
Nel dibattito è intervenuta anche Loredana Pepe di FinecoBank, che ha illustrato le trasformazioni del settore finanziario e le nuove richieste delle giovani generazioni. I ragazzi, ha spiegato, cercano ambienti professionali capaci di garantire benessere organizzativo, formazione continua, innovazione digitale e un migliore equilibrio tra vita privata e lavoro. Pepe ha inoltre presentato il “Progetto Giovani” promosso da Fineco per formare nuovi consulenti finanziari in vista dell’enorme passaggio generazionale di ricchezza previsto nei prossimi anni.
Di grande concretezza anche gli interventi del direttore dell’Ufficio provinciale del Lavoro Giovanni Vindigni, che ha illustrato la piattaforma regionale per l’incrocio domanda-offerta, e di Andrea Roccaro della Cna Ragusa, che ha richiamato l’attenzione sul valore del lavoro artigiano e sulla necessità di superare il pregiudizio culturale che considera il lavoro manuale una scelta di serie B.
Francesco Gurrieri, manager di Evercore, ha sottolineato il valore dell’esperienza internazionale come occasione di crescita professionale e personale. Per favorire il ritorno dei talenti, secondo Gurrieri, l’Italia deve però costruire un ecosistema più meritocratico, meno rigido nelle gerarchie e più aperto all’innovazione e alle competenze dei giovani.
Giovanni Mandalà, esperto di cybersicurezza attivo presso la Procura Europea, ha evidenziato come i giovani scelgano oggi i territori in base a stipendi adeguati, qualità della vita e flessibilità lavorativa. Ha inoltre espresso preoccupazione per le recenti restrizioni sulle agevolazioni fiscali per il rientro dei lavoratori italiani dall’estero, ritenute un possibile disincentivo al ritorno dei talenti.
A chiudere i lavori è stato Franco Antoci, past president dell’associazione Ragusani nel Mondo, che ha sintetizzato il senso dell’intera giornata coordinata dal direttore Sebastiano D’Angelo: “Creare le condizioni affinché ogni giovane possa costruire liberamente il proprio futuro, scegliendo se restare o partire senza costrizioni economiche o sociali”.
Dal confronto è emersa con forza un’idea condivisa: il problema non è impedire ai giovani di andare via, ma costruire un territorio capace di diventare attrattivo, meritocratico, moderno e aperto, in grado di trasformare la mobilità in una ricchezza e non in una perdita definitiva per la comunità. “Il convegno – spiega il direttore dei Ragusani nel Mondo, Sebastiano D’Angelo – ha suscitato molto interesse e ha legittimato la rinnova visione operativa strategica della nostra associazione. Adesso appuntamento al 25 luglio per la 31esima edizione del Premio Ragusani nel Mondo”.

© Riproduzione riservata