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Ragusa guarda alla transizione energetica di Eni: la “bioraffineria” di Priolo accelera, ma il nodo occupazione e futuro industriale resta irrisolto
15 Feb 2026 07:52
La recente accelerazione annunciata da Eni sulla realizzazione della nuova bioraffineria nel polo industriale di Priolo Gargallo è un segnale importante per la transizione energetica in Sicilia: una struttura che, grazie anche all’ingresso di Q8 nella joint venture, punta a produrre biocarburanti avanzati e a inserirsi in un mercato internazionale della mobilità sostenibile.
Tuttavia, dal punto di vista del territorio ibleo, e in particolare della comunità che gravita attorno allo stabilimento di Ragusa, l’entusiasmo per la riconversione verde siracusana convive con più di una preoccupazione. Il progetto Priolo, per quanto strategico, evidenzia un nodo cruciale: come sarà garantito il futuro occupazionale e produttivo della chimica a Ragusa?
Il “nodo Ragusa”: non solo riconversione, ma prospettive concrete di lavoro
Secondo la Femca Cisl Sicilia, come riporta un articolo di Blogisicilia.it, la scelta di Eni di puntare sulla bioraffineria è certamente positiva, ma non può essere disgiunta da impegni chiari e concreti per lo stabilimento di Ragusa. La transizione dalla chimica di base tradizionale – storicamente legata alla produzione di polietilene – verso modelli di economia circolare e bio-economia rappresenta una sfida industriale importante, ma la sua riuscita non è garantita senza cronoprogrammi certi e percorsi di reimpiego occupazionale definiti.
La tecnologia Hoop® per il riciclo chimico delle plastiche miste prevista a Ragusa, con la produzione di olio di pirolisi da reimpiegare come materia prima seconda, costituirebbe una svolta significativa. Tuttavia, questo passaggio strutturale deve tradursi in posti di lavoro stabili, formazione, e continuità produttiva – punti ribaditi dal sindacato locale come essenziali per non lasciare indietro i lavoratori e il tessuto socio-economico del territorio.
La reazione dei sindacati e le incognite
Nonostante l’approvazione sostanziale dell’accordo tra Eni e Q8 per Priolo, la Femca Cisl invita a mantenere alta la vigilanza: il rispetto del protocollo del marzo 2025 e del cronoprogramma concordato è considerato il vero elemento dirimente per la riuscita dell’operazione, soprattutto per Ragusa.
Sul fronte della CGIL, si segnalano ulteriori perplessità: le trasformazioni industriali devono essere accompagnate da certezza degli investimenti e strumenti di tutela occupazionale durante la transizione, tematiche già al centro del confronto tecnico tra istituzioni, azienda e parti sociali.
Ragusa al bivio: tra opportunità green e rischi di discontinuità
Per molti osservatori e lavoratori del territorio ragusano, la situazione attuale rappresenta un vero e proprio bivio. Da un lato, la transizione verso modelli produttivi sostenibili può aprire nuove prospettive per la chimica regionale. Dall’altro, senza garanzie operative, la chiusura delle attività tradizionali e la fase di avviamento delle nuove linee potrebbe tradursi in una fase di instabilità occupazionale.
In un territorio in cui ogni opportunità industriale ha un forte impatto socio-economico, la partita Ragusa – tra bioraffineria, riciclo chimico e distretto circolare – non è soltanto una questione tecnica o ambientale, ma una questione di coesione sociale e prospettive per le nuove generazioni
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