Ragusa cerca lavoratori e non li trova: oltre 4 assunti su 10 sono stranieri, terzo dato più alto d’Italia

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Quattro assunzioni su dieci. È questa la proporzione che, più di ogni altra, racconta il mercato del lavoro ibleo di settembre: in provincia di Ragusa il 42,4% delle nuove entrate programmate dalle imprese riguarda lavoratori stranieri. Un dato che colloca il territorio al terzo posto in Italia e che lo separa nettamente dal resto dell’Isola, dove la media si ferma al 14,1%.I numeri provengono dal bollettino del Sistema informativo Excelsior, curato da Unioncamere e Anpal, rielaborato dal Centro  studi di Assoesercenti. Per cogliere la distanza basta un confronto: a Palermo i lavoratori stranieri pesano per il 6,2% delle assunzioni, a Catania per l’8,6%. Ragusa, dunque, viaggia su valori da cinque a quasi sette volte superiori a quelli delle due aree metropolitane.

Lavoratori stranieri a Ragusa: perché il dato è così alto

La spiegazione affonda le radici nella struttura economica della provincia. La fascia costiera tra Vittoria, Acate, Santa Croce Camerina e Ispica ospita una delle concentrazioni di serre più estese d’Europa, e da decenni l’agricoltura intensiva si regge in larga parte su manodopera arrivata dall’estero. Settembre, inoltre, è il mese in cui riparte la stagione degli ortaggi in coltura protetta: la domanda di braccia cresce proprio quando il bollettino fotografa le intenzioni delle imprese.Non è un caso, del resto, che a livello regionale i profili più ricercati siano quelli della ristorazione (3.430 unità), subito seguiti da agricoltura e manutenzione del verde (2.980) e dalle vendite (2.860). Per il Ragusano, la seconda voce pesa più che altrove.

Meno assunzioni, e più difficili da trovare

Il quadro, tuttavia, non è soltanto quello di un territorio attrattivo. Le imprese iblee prevedono a settembre 4.650 nuove entrate, il 6,9% in meno rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Ragusa resta la terza provincia siciliana per volume, dopo Catania (8.230) e Palermo (8.020), ma il segno è negativo. C’è poi il capitolo della difficoltà di reperimento. Nel 39,2% dei casi le aziende ragusane dichiarano di faticare a trovare i profili cercati, un valore superiore alla media regionale del 36,1%. Soltanto Siracusa, con il 43,7%, fa peggio. In altre parole, quasi due ricerche su cinque si scontrano con la mancanza di candidati adeguati. In tutta la Sicilia, del resto, il lavoro offerto resta in larga misura precario: l’84,7% dei contratti previsti è a termine, e appena il 15,3% è stabile. Gli under 30 intercettano poco più di un’assunzione su cinque.

Il paradosso ibleo

È qui che il dato assume un significato che va oltre la statistica. Appena ieri un’altra rilevazione collocava la provincia di Ragusa al primo posto in Sicilia per i giovani che rientrano dall’estero. Il territorio, dunque, richiama chi era partito e al tempo stesso affida a lavoratori stranieri quasi metà delle nuove assunzioni. Due fotografie che non si contraddicono, ma raccontano mercati diversi: da un lato professioni qualificate che faticano a trattenere i talenti, dall’altro filiere, come quella agricola, che senza la manodopera straniera semplicemente si fermerebbero. Tenere insieme queste due anime, garantendo diritti, formazione e condizioni dignitose a chi lavora nei campi, è forse la vera sfida che il Ragusano ha davanti.

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