QUANDO LA LIBERTA’ DI STAMPA E’ UTOPIA

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Amnesty International, la famosa organizzazione non governativa internazionale, fondata il 28 maggio 1961 dall’avvocato Peter Benenson, e impegnata nella promozione del rispetto e della difesa dei diritti umani, sanciti dalla  Dichiarazione universale dei diritti umani, ha recentemente lanciato una raccolta firme a sostegno degli avvenimenti che stanno travolgendo la vita del giornalista etiope Eskinder Nega.

Ma, ricapitoliamo i fatti. Il giornalista sta scontando una condanna a 18 anni di carcere con l’accusa di “terrorismo”, formulata nei suoi confronti nel 2011 dopo che aveva criticato il suo governo in discorsi pubblici e articoli.

L’impegno di Eskinder per la libertà di espressione in Etiopia ha significato per questo coraggioso giornalista persecuzioni, minacce, la messa al bando del giornale che guidava con la moglie Serkalem Fasil, e continui arresti. Tra il 2006 e 2007, Eskinder e Serkalem sono stati processati per tradimento e altre accuse insieme a 129 giornalisti, oppositori politici e attivisti. Serkalem ha dato alla luce il figlio Nafkot mentre era in prigione.

Eskinder è stato arrestato il 14 settembre 2011 insieme a quattro funzionari del partito di opposizione Unità per la democrazia e la giustizia e al segretario generale del Partito democratico nazionale etiope. La sua condanna a 18 anni di carcere è arrivata il 13 luglio 2012.

Birtukan Mideksa, attivista etiope e caso della Write for Rights 2009 di Amnesty, dopo aver scontato parecchi anni nelle prigioni etiopi, ha raccontato cosa significa esprimere la propria opinione in Etiopia.

Per Birtukan, la battaglia del collega,  è impresa eroica: “Eskinder è una delle persone più virtuose che conosco nel mio paese. L’amore che ha per il suo paese e la sua determinazione a far sì che ciascuno abbia una vita dignitosa sono davvero enormi. Il suo attivismo non si è limitato a una semplice critica del governo. Ha sempre concesso loro il beneficio del dubbio. Ha sempre cercato di esprimere le sue opinioni, le sue idee”.

“Questo impegno ha determinato persecuzioni, comprese le minacce, la messa al bando del giornale che Eskinder guidava con Serkalem, e continui arresti. Nel 2005, quando tutti e tre erano in carcere, Eskinder fu tenuto in isolamento per diversi mesi. Nonostante questo, non è diventato una persona piena d’odio – osserva Birtukan – anzi, ha rafforzato ancor di più il suo ottimismo e la sua forte convinzione”.

In Etiopia da più di venti anni governa lo stesso partito. Chiunque protesti, manifesti, esprima il proprio dissenso viene messo a tacere. Ai giornalisti che muovono critiche pubblicamente è riservato un trattamento speciale: un periodo di detenzione direttamente proporzionale alla ‘pericolosità’ dell’imputato. I capi d’accusa variano, l’obiettivo è unico: reprimere la libertà di espressione e di associazione. 
Eskinder Nega, quindi, è diventato una  vera e propria spina nel fianco del potere, arrivando a rischiare anche la pena di morte.
Da quando gli è stata negata per legge la possibilità di pubblicare articoli sulla stampa, che pure ha subito pesanti censure con l’immediata chiusura di tredici quotidiani, ha proseguito a scrivere per vari blog continuando a dar voce all’oppressione a cui è sottoposto il paese. A settembre 2013 il Guardian ha pubblicato un suo articolo nel quale ha chiesto apertamente all’Unione Europea di applicare sanzioni mirate nei confronti dell’Etiopia.

Attualmente Eskinder è recluso presso la Kaliti Prison di Addis Abeba dove i prigionieri politici convivono con detenuti condannati per reati criminali.
giusto una settimana fa, il 10 dicembre, si celebrava il 65° anniversario della Dichiarazione universale, e quale miglior momento per rilanciare una così importante questione: libertà di stampa e oppressione alla libera manifestazione del pensiero.

Per l’occasione Serkalem Fasil ha lanciato un messaggio in difesa del marito, per fare in modo che la mobilitazione non cessi, per lui come per tutti gli altri giornalisti detenuti ingiustamente. Il suo messaggio è semplice: bisogna credere fermamente che ciascuna nostra azione, fosse anche rappresentata da una firma su una petizione, possa determinare cambiamenti; perché se la pressione continuerà, forse non oggi, né domani, ma prima o poi qualcosa dovrà necessariamente accadere.

http://www.firmaperunamico.it/storie/etiopia/                                                          

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