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Quando la città torna a credere in se stessa: il fine settimana che ha restituito il cuore al centro storico di Modica
29 Giu 2026 11:42
Per un fine settimana il centro storico di Modica ha smesso di essere soltanto il luogo delle occasioni perdute, delle polemiche infinite e delle nostalgie. È tornato ad essere quello che dovrebbe essere sempre: il cuore pulsante della città. Non è stata un’illusione. È stata una dimostrazione.
Complice l’estate, la quinta edizione di Scenari che ha portato in città nomi di assoluto prestigio come Emmanuel Carrère, Valeria Bruni Tedeschi e Sigfrido Ranucci, le tradizionali celebrazioni di San Pietro, i numerosi saggi di danza, gli eventi collaterali promossi dall’organizzazione di Scenari insieme all’associazione Riad e un calendario diffuso che ha trasformato ogni angolo del centro storico in uno spazio di incontro. Il risultato è stato sotto gli occhi di tutti. Le vie erano piene. Gli spazi vivi. I tavolini dei ristoranti occupati già dalle 19, ben prima dell’inizio delle presentazioni. Bar, pizzerie, trattorie, locali del centro hanno lavorato senza sosta fino a tarda notte. Molti operatori raccontano in modo entusiasta di un “tutto esaurito” che non ricordavano da anni. Ed è forse questo il dato più importante.
Perché, dopo moltissimo tempo, qualità e quantità sono finalmente andate a braccetto. Non una folla richiamata soltanto da un concerto occasionale o da un evento estemporaneo, ma migliaia di persone attratte da un’offerta culturale capace di generare economia, movimento, socialità e permanenza sul territorio. È la dimostrazione che Modica possiede ancora una forza attrattiva enorme quando decide di investire sulla qualità. Naturalmente nessuno può pensare che un solo fine settimana sia sufficiente a risolvere problemi che il centro storico si porta dietro da anni. Le ferite restano. Restano i locali chiusi, le difficoltà del commercio, ai parcheggi, ai servizi.
Ma, almeno per qualche giorno, quelle ferite sono sembrate meno profonde. Perché i modicani sono tornati ad abitare la propria città. E insieme a loro sono arrivati visitatori, turisti, appassionati di letteratura e di giornalismo, famiglie, giovani, curiosi. Una comunità che ha dimostrato quanto fosse forte il desiderio di riappropriarsi degli spazi pubblici quando questi vengono riempiti di contenuti e non semplicemente di appuntamenti. È questa, probabilmente, la lezione più importante.
Il rilancio del centro storico non passa attraverso la sommatoria di decine di piccoli eventi pensati solo per poter dire che “qualcosa si è fatto”. Non passa dalla logica delle iniziative improvvisate o delle manifestazioni prive di una reale capacità attrattiva. Passa dalla programmazione. Passa dalla comunicazione. Passa dalla qualità. Passa soprattutto dalla capacità di costruire una rete vera tra pubblico e privato.
In questo fine settimana ciascuno ha fatto la propria parte
L’organizzazione di Scenari ha costruito un programma di livello nazionale. L’associazione Riad ha contribuito ad arricchire il calendario degli eventi. L’amministrazione comunale ha garantito il supporto istituzionale. La Polizia Municipale e le forze dell’ordine hanno gestito viabilità e sicurezza. La Protezione Civile ha assicurato assistenza assieme ai volontari dell’associazione della polizia locale. L’azienda che cura l’igiene urbana ha permesso di mantenere decorosi gli spazi pubblici nonostante l’enorme afflusso. I ristoratori e gli operatori commerciali hanno accolto migliaia di persone con professionalità e disponibilità. La politica ha messo da parte le polemiche è tutta e a tutti i livelli ha dimostrato lungimiranza.
Quando tutti remano nella stessa direzione, i risultati arrivano. Non è una formula magica. È semplicemente il frutto di un metodo. Adesso arriva la parte più difficile: evitare che tutto questo rimanga un bellissimo episodio isolato.
Perché le potenzialità emerse in questi giorni esistevano già. Non sono nate improvvisamente. Hanno semplicemente trovato le condizioni giuste per esprimersi. Sarebbe un errore enorme archiviarle come un felice caso. Naturalmente non sono mancate le consuete voci stonate. I soliti leoni e leoncine da tastiera che, incapaci di godere del bello, cercano sempre il dettaglio negativo, la polemica obbligatoria, il commento velenoso. La buona notizia è che sembrano essere sempre meno. Sempre più isolati.
Sempre più contestati dagli stessi cittadini che, forse, iniziano ad essere stanchi di un racconto costruito soltanto sul disfattismo. Perché la bellezza, quando è autentica, possiede una forza straordinaria: non elimina le criticità, ma riesce a metterle nella giusta prospettiva. Questo fine settimana Modica ha ricordato a se stessa ciò che può diventare. Non una città che si accontenta di sopravvivere. Ma una città che sceglie di vivere.
E forse vale la pena chiudere proprio con le parole pronunciate da Sigfrido Ranucci al termine del suo incontro, una frase che va ben oltre il giornalismo e diventa un invito per un’intera comunità: “Devi conoscere il falso, se vuoi praticare il vero.”
Forse è proprio da qui che bisogna ripartire: dalla capacità di distinguere il rumore dai risultati, la sterile polemica dai fatti, le occasioni mancate dalle opportunità finalmente colte. Perché quando una città tutta torna a credere in se stessa avvengono le cose più incredibili.
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