Quando il mondo sceglie Modica: riflessioni dopo la notte di Cucinelli per una città che ha solo bisogno di essere raccontata

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Ieri sera, ai piedi del Duomo di San Giorgio, è andato in scena qualcosa che va ben oltre una sfilata di moda. C’era il fascino di un evento internazionale. C’era il nome di Brunello Cucinelli, uno degli ambasciatori più autorevoli dell’eleganza italiana nel mondo. C’era la presenza di Bianca Balti e c’erano top model di tutto il mondo. C’erano ospiti arrivati da ogni angolo del pianeta, top client provenienti da Europa, America, Asia e Medio Oriente. C’era una cena esclusiva, raffinata, costruita attorno alle eccellenze del territorio.Ma ciò che è accaduto ieri sera a Modica non può essere ridotto a una semplice operazione di immagine condotta da qeusta amministrazione. Per qualche ora, la nostra città è stata osservata dagli occhi del mondo. E quegli occhi vedevano soltanto bellezza.Lo confesso: ho avuto il privilegio di essere presente. Da giornalista. Uno dei pochi invitati. Nella nostra professione gli oneri superano quasi sempre gli onori. Questa volta è stato uno di quei rari momenti in cui il mestiere ti concede il privilegio di osservare da vicino qualcosa che merita di essere raccontato.

Mentre guardavo la scalinata illuminata, il Duomo trasformato in un gigantesco dipinto di pietra,con una illuminazione artistica degna di un Nobel, gli ospiti stranieri che fotografavano ogni dettaglio e ripetevano continuamente parole come beautiful, wonderful, amazing, non riuscivo a non pensare a quanto spesso noi modicani siamo incapaci di vedere ciò che gli altri vedono immediatamente. Sul mio profilo personale ho pubblicato alcune immagini della serata. Come prevedibile, sotto quei post sono comparsi i soliti commenti. Quelli di chi non perde occasione per ricordare che in città  ci sono problemi, che tutto va male.

Li ho cancellati. Non perché non accetti le critiche. Chi mi conosce sa bene che non mi sono mai sottratto al dibattito pubblico e non ho mai avuto difficoltà a raccontare ciò che non funziona. Li ho cancellati perché esistono momenti e momenti.Esistono luoghi e luoghi. Esistono occasioni che appartengono alla critica e altre che appartengono alla rappresentazione. Ed in queste occasioni gli idioti vanno isolati. Ieri sera Modica stava rappresentando sé stessa davanti al mondo con le istituzioni, dal Sindaco Monisteri all’assessore Antoci, da Sua Eccellenza il Prefetto di Ragusa al Questore a fare da padroni di casa e ricevere a nome di tutti i modicani, come dicevo, gli apprezzamenti del mondo. Non c’era spazio per gli idioti ed i livorosi.

E quando una città viene osservata da centinaia di persone che potrebbero diventare ambasciatori spontanei del territorio, quando una top model come Bianca Balti spende parole meravigliose per raccontarla, quando persone abituate a frequentare Parigi, Londra, New York o Dubai restano incantate davanti alla nostra pietra dorata, forse il nostro compito dovrebbe essere quello di accompagnare quel racconto e non sabotarlo.

I problemi esistono. Esistono a Modica. . Esistono a Roma. Esistono perfino a New York, che èl’ombelico del mondo. Ma una comunità non cresce se trasforma la lamentela in identità. Una comunità cresce quando impara a valorizzare ciò che possiede. Ieri sera ho visto una città all’altezza delle grandi capitali culturali. Ho visto Lorenzo Ruta e la sua brigata offrire una straordinaria dimostrazione di talento e professionalità. Ho visto maestranze locali lavorare con competenza. Ho visto un territorio capace di esprimere qualità, eleganza e accoglienza. Ho visto una Modica che troppo spesso dimentichiamo di raccontare. E allora mi sono chiesto perché eventi come questo debbano apparire eccezioni. Dovrebbero essere la regola. Dovremmo avere cento occasioni simili. Dovremmo riempire le nostre piazze, i nostri palazzi, le nostre scalinate di cultura, di arte, di musica, di letteratura, di alta cucina, di relazioni internazionali.

Per troppo tempo abbiamo pensato in piccolo. Per troppo tempo ci siamo accontentati. Per troppo tempo abbiamo lasciato che prevalessero campanilismi, rivalità personali, piccoli interessi e piccole convenienze. Abbiamo smesso di immaginare Modica come ciò che realmente può essere. Una capitale. Non soltanto del cioccolato. Non soltanto del Barocco. Ma del Sud-Est siciliano. Un punto di riferimento culturale, turistico ed economico. Le condizioni ci sono sempre state.La bellezza c’è sempre stata. Le competenze esistono e lo dimostra ad esempio una sola donna, Piera Ficili, che a breve regalerà con la sua visione e la sua perserveranza, alla città un Festival dal carattere ormai internazionale e tutta la migliore e più illuminata classe imprenditoriale della città e non solo ha deciso di stare con lei sostenendola, a dimostrazione che il bello richiama il bello.

In questi ultimi anni è forse è mancata la fiducia. Forse abbiamo smesso di credere nella città prima ancora che la città smettesse di credere in sé stessa. Eppure basta una sera come quella di ieri per ricordarci una verità semplice. Modica non è cambiata. Siamo cambiati noi. Lei è rimasta lì. Bellissima. Orgogliosa. Elegante. Maestosa. Con le sue pietre color miele che al tramonto sembrano accendersi da sole. Con le sue chiese. Con le sue scalinate. Con i suoi vicoli.

Con quella straordinaria capacità di lasciare senza parole chi la vede per la prima volta. Forse è arrivato il momento di tornare a guardarla con gli stessi occhi con cui ieri sera la guardavano gli ospiti arrivati da tutto il mondo. Perché prima di pretendere che siano gli altri a promuovere Modica, dovremmo ricominciare a farlo noi. Con orgoglio. Con spirito critico quando serve. Ma soprattutto con amore. Perché le città non muoiono quando hanno problemi. Le città muoiono quando i loro cittadini smettono di riconoscerne la bellezza.

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