PARTITO DELLA LIBERTA (DI ANDARSENE)

Le recenti indiscrezioni sulle intenzioni di voto di alcuni esponenti del Pdl e la rinuncia alla candidatura da parte dello stesso componente che l’aveva avanzato, lasciano perplessi sulla consistenza del partito in provincia e sul suo futuro.

Considerando la rappresentanza parlamentare dell’onorevole Assenza di chiara estrazione di destra, della componente ex Alleanza Nazionale, al pari di quella del Sindaco di Comiso, resta solo l’onorevole Minardo a presidiare una sparuta truppa di forze attive del partito che, al  momento, non godono di alcuna carica elettiva e si muovono tra le macerie di un partito che comincia a contare più fuoriusciti che iscritti.

Mauro, Leontini, Di Pasquale, Carpentieri, il senatore Minardo, non sono altro che la punta di un iceberg  fatto di fuoriusciti, transfughi e gente a cui hanno fatto perdere il piacere di fare politica. Non è che tutti quelli che sono andati via o sono stati spinti a farlo erano dei santi, ma, di sicuro, il partito non è la congregazione dei frati francescani.

Il malessere del partito risente sicuramente delle vicende nazionali, della spregiudicata conduzione assolutistica del leader Berlusconi che considera tutti quelli che hanno a che fare con il partito, dalla classe dirigente all’ultimo degli attacchini, come uomini e donne a libro paga, della mancanza di attributi e di consistenza politica degli esponenti più in vista, incapaci di andare oltre i riti servili i corte, adagiati sul più becero parassistismo, alimentato dalle metodiche clientelari fra i dirigenti locali e dalla mancata selezione fra le persone in grado di fare politica e i miserabili servi del potere, adulatori e striscianti con i superiori del partito, severi e arroganti con il popolo e l’opinione pubblica, trattati con ridicola e vuota prosopopea.

A ciò si aggiungano, come termometro del gradimento e della considerazione presso l’opinione pubblica, le beghe interne e il ridicolo tentativo di sdoganarsi ed emanciparsi da Berlusconi, mossa rientrata al primo digrignare del Cavaliere.

Il partito, al di là delle mosse, delle strategie e della progettualità dell’entourage berlusconiano, è amorfo, senza vita e senza obiettivi: in certi momenti pare agitato solo dall’impeto da focalizzare sui nemici storici del Cavaliere, una lotta contro la Magistratura che diviene sempre di più una lotta per la persona e non per il blocco sociale, lotta che, talvolta, diviene imbarazzante per l’elevato numero di esponenti del partito, anche ai livelli più alti, colti con le mani nel vasetto della marmellata.

Tutti quelli che avevano aderito a Forza Italia erano rivolti a dare vita ad una forza liberale di massa, costituita dall’unione di laici e di cattolici che volevano tirare fuori l’Italia da quella che sembrava la melma della prima repubblica.

Si anelava a una rivoluzione liberale che avrebbe dovuto allontanare il peso di fisco e burocrazia, ricondurre entro limiti, che dovevano essere ritenuti accettabili, il potere giudiziario, dare vita ad una serie di riforme per modernizzare il sistema e provocare uno sviluppo ininterrotto dell’economia attraverso la simbiosi fra crescita e libertà.  Dopo circa vent’anni sono in molti  chiedersi quali sono i risultati e, quello che è peggio, nessuno dei politicanti del partito è capace di dare risposte.

Silvio Berlusconi è il politico che ha governato per più lungo tempo la nazione, solo Mussolini e Giolitti sono riusciti a fare meglio di lui. Non si può dire che non abbia avuto il tempo di abbassare la pressione fiscale, di migliorare il deficit, di rendere meno opprimente la riscossione dei tributi, di ridurre al minimo la burocrazia, di combattere ed eliminare ruberie e corruzione, di chiudere in prigioni tipo Alcatraz (del tipo chiudo la porta e butto la chiave) gli infedeli servitori dello Stato. Si è solo e sempre parlato di giustizia ma si deve ancora aspettare anni solo per iniziare una causa, civile o penale, decenni per chiuderla.

Restiamo con una situazione carceraria da terzo mondo e nulla si è riuscito ad ottenere, se non il pubblico ludibrio a livello europeo e internazionale.

Per non rendere concreta una sostanziale sconfitta, anche se dovuta solo a una manciata di voti, si studiano tutte le alchimie possibili e le impensabili alleanze per mercanteggiare sul nome del Capo dello Stato e tirare a campare fino a nuove elezioni. Ci verrà restituita l’IMU, ma non sappiamo se potremo comprare i libri di testo o pagare una visita specialistica.

Per mancanza di credibilità morale e per sua decisione ci siamo trovati nelle mani di Monti, per l’inefficienza e le malefatte di un partito abbiamo i grillini al 30%, in Sicilia non ci siamo dimenticati di non aver ricavato nulla dal famoso 61 a 0.

A questi interrogativi si dovrebbero dare risposte, non attraverso i salotti televisivi e la propaganda di partito, ma con una azione di avvicinamento all’elettorato e un interessamento per le problematiche locali da realizzare con una capillare presenza attiva sul territorio e per il territorio.

Per quello che riguarda la nostra città, facciamo le primarie, così avremo modo di sapere quanti ne restano.

L’ubriaco di Palazzo La Rocca

 

 

 

 

 

 

 

 

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