Oggi, 28 aprile, è la Giornata Mondiale delle vittime dell’amianto

Il 28 aprile è stata proclamata “Giornata mondiale delle vittime dell’amianto”; da quando questo minerale dal largo e irresponsabile uso è stato vietato, solo in Italia le vittime sono state decine di migliaia; di queste molte migliaia in Sicilia. L’AEA di Ragusa (sede anche della federazione regionale) continua la sua battaglia contro un killer prodotto dalla caccia ai profitti di industriali, proprietari di miniere e commercianti senza scrupoli, e diffusosi grazie alle tante complicità istituzionali, politiche e sindacali.

 

A quasi trent’anni dalla messa fuorilegge dell’amianto in Italia (1991), secondo L’AEA nazionale si stimano ancora almeno 4.000 morti all’anno attribuibili alle due principali malattie causale dall’amianto; si tratta di stime approssimate per difetto anche perché non tengono conto di tutti gli organi ed apparati colpiti dall’amianto ma solo del polmone e delle guaine mesoteliali (pleura, peritoneo e pericardio).

Una categoria di persone particolarmente a rischio in questa epidemia da coronavirus sono proprio quei lavoratori ex esposti all’amianto che accusano gravi problemi all’apparato respiratorio. In questi lunghi anni l’AEA ha svolto azione di denuncia delle situazioni di rischio e di organizzazione della difesa legale di migliaia di lavoratori, molti dei quali hanno superato positivamente le cause giudiziarie dopo anni di peripezie; ma ancora a molti altri (ad esempio i macchinisti delle ferrovie) viene negato ogni riconoscimento di esposizione da tutti i governi i che si sono succeduti.

Tutt’oggi, come denuncia l’AEA nazionale, l’INAIL continua a gestire in maniera arbitraria le cause professionali e a negare ai lavoratori e alle loro famiglie quello che gli spetta.

Ci sono tantissimi problemi ancora da risolvere per quanto riguarda l’esposizione di lavoratori, su cui l’Associazione è impegnata; ma sussiste gravissima la situazione dell’inquinamento da amianto dell’ambiente e delle abitazioni e dei posti di lavoro, il caos dello smaltimento ed il conseguente smaltimento abusivo, la mancata bonifica di molti luoghi, la diffusione delle fibre da amianto nell’acqua attraverso condutture e serbatoi, e da lì nell’organismo umano e negli ambienti chiusi.

 

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