"Non dimentichiamoci di Fabiana Luzzi, vittima del fidanzatino". L'appello dell'associazione Codice Rosso di Scicli - Ragusa Oggi

“Non dimentichiamoci di Fabiana Luzzi, vittima del fidanzatino”. L’appello dell’associazione Codice Rosso di Scicli


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“Non dimentichiamoci di Fabiana Luzzi, vittima del fidanzatino”. L’appello dell’associazione Codice Rosso di Scicli
Attualità
12 ottobre 2019 12:41

«Mi sento tradito dallo Stato che non difende le vittime e premia gli assassini». Queste sono le parole toccanti di Mario Luzzi il papà di Fabiana, che nel 2013 a Corigliano fu accoltellata e poi bruciata viva dal suo fidanzatino, Domenico Morrone. Lei aveva 16 anni, lui 17. Quando ha saputo che l’assassino di sua figlia ha ottenuto per la terza volta una licenza premio, dopo la condanna definitiva a 18 anni e a distanza di soli tre anni dall’omicidio, Luzzi ha scritto una lettera al capo dello Stato Sergio Mattarella e al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Dodici righe per protestare contro il «trattamento di favore ottenuto da un assassino».

L’associazione Codice Rosso di Scicli insieme la rete di associazioni che si occupano nel contrastare la violenza di genere e dare voce alle famiglie vittime e invisibili agli occhi dello stato quando i riflettori si spengono, diamo il nostro sostegno morale alla famiglia Luzzi esprimendo la nostra vicinanza al dolore disumano che dal quel 2013 si portano dentro, ancora una volta la loro bambina è stata uccisa da uno Stato che Premia l’ Assassino!
Un Assassino deve essere premiato per aver ucciso crudelmente? La vita di una Ragazza vale così poco? Basta una buona condotta, un pentimento per dare permessi premio?

E’ giunto il momento che il Legislatore cominci seriamente a pensare ad una revisione di tali modalità, che vanificano il continuo perpetuarsi di convegni e manifestazioni contro il femminicidio. Non si può chiedere alla comunità educante di fare leva sulle giovani generazioni se poi lo Stato è così tanto velocemente magnanimo contro chi uccide, minorenne o maggiorenne che sia. La prevenzione è importante, ma non più della repressione.


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